Incontriamo il Dott. Roberto Lorenzetti, Direttore dell’Archivio di Stato di Rieti da oltre trent’anni. Il Dott. Lorenzetti ci racconta la sua esperienza come Direttore dell’Archivio ed il suo punto di vista riguardo la conservazione e le problematiche di mantenimento degli archivi pubblici.

Francesca Marcaccio. Ci può dire qualcosa di Lei e del suo ruolo prima di diventare il Direttore dell’Archivio di Stato di Rieti?
Roberto Lorenzetti. Prima di assumere la direzione dell’Archivio, lavoravo nell’istituto come archivista di stato. Riuscivo ad avere tempo anche per altre attività, legate al mio impegno politico che mi ha portato a ricoprire incarichi ammnistrativi, l’ultimo dei quali è stato quello di Commissario straordinario di un’area protetta. Da tale incarico mi sono dimesso una volta assunta la direzione dell’Archivio.

F.M. L’archivio è la memoria di un popolo. Il patrimonio documentale ha un grande valore e per questo va tutelato anche in vista di una fruizione per le generazioni future. Quali sono gli strumenti che secondo lei andrebbero utilizzati per incentivare la fruizione e la divulgazione degli archivi?
R.L. Difficile dire cosa fare. L’informatica e la digitalizzazione certamente ci stanno aiutando non poco anche se un Archivio per essere fruito e valorizzato al meglio deve recitare un ruolo attivo nella città. Non è più giustificato restare li da una parte ad aspettare che qualcuno manifesti interesse per quello che conserviamo. Promuovere cultura come cerchiamo di fare a Rieti, vuol dire generare a sua volta una domanda di cultura davanti alla quale l’Archivio può legittimamente porsi come interlocutore privilegiato.

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Immagine dall’Archivio di Rieti, ph Francesca Marcaccio

F.M. Quale pensa che sia il ruolo dell’Archivio nel momento storico che stiamo vivendo?
R.L. Gli Archivi di Stato conservano i documenti prodotti dallo Stato a livello centrale e periferico: atti notarili, fascicoli e sentenze processuali, atti di polizia e cosi via. Tutte cose che conservano il loro valore giuridico nel tempo, e questa è una competenza imprescindibile dal tempo presente e futuro. E’ tuttavia innegabile che a fianco di tale funzione esista quella, per altro ormai dominante, dell’Archivio come custode della memoria storica di un territorio. Questa funzione può essere esercitata in una molteplicità di direzioni, da quella prettamente istituzionale della conservazione e messa a disposizione delle fonti storiche, a quella della promozione di iniziative di carattere storico relative alla valorizzazione dei fondi conservati interagendo anche con le istanze culturali della città.

F.M. Ritiene che il sistema scolastico debba promuovere e includere la conoscenza approfondita degli archivi come strumento di ricerca per il futuro?
R.L. Andrebbe sicuramente potenziata una conoscenza dell’Archivio da parte delle scuole. A Rieti da anni organizziamo laboratori indirizzati agli insegnanti ai quali si forniamo gli elementi per fruire dell’Archivio in modo che a loro volta essi possano essere formatori dei propri alunni. Soprattutto in occasione delle mostre storico-documentarie che organizziamo ospitiamo le visite delle scuole cittadine, e spesso le assistiamo nella redazione di specifici percorsi di indagine che esse organizzano per la loro didattica.

F.M. Quale è, secondo lei, il futuro dell’Archivio?
R.L. Il futuro dell’Archivio è quello di svolgere al meglio i propri compiti istituzionali e di recitare sempre di più un ruolo culturalmente attivo nella città in cui si opera. Esistono poi delle sfide che è necessario raccogliere, prima tra tutte quella della corretta conservazione della documentazione digitale, in un tempo in cui sempre di più i documenti si producono in questa forma. La velocissima obsolescenza hardware e software non fa che complicare enormemente il problema.

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Immagine dall’Archivio di Rieti, ph Francesca Marcaccio

F.M. Ci può dire cosa conserva l’archivio di Rieti afferente ai beni culturali?
R.L. Molti sono i fondi d’archivio usati nel contesto della storia dell’arte. Negli atti notarili si rintracciano i contratti con gli artisti del passato per la realizzazione delle opere. Nelle riformanze (le antiche deliberazioni) si rintracciano le decisioni dei comuni di realizzare determinate opere d’arte, così come negli archivi privati delle famiglie nobiliari dove i registri dei conti e le corrispondenze raccontano come esse abbiano fatto realizzare pitture, sculture o affreschi nei loro palazzi. Ci sono poi archivi ancor più specifici. A Rieti abbiamo acquisito di recente l’archivio di Arduino Angelucci, un bravo pittore della prima metà del ‘900.

F.M. Con la dismissione delle province in tutta Italia saranno a rischio archivi e biblioteche già fortemente colpiti da drastiche diminuzioni delle risorse, dal blocco del turn-over e delle assunzioni, in aggiunta al problema della restrizione degli spazi destinati al patrimonio archivistico. Qual è il suo punto di vista su queste problematiche?
R.L. Per le funzioni giuridiche legate alla conservazione dei documenti, questi da qualche parte dovranno essere conservati. Prima o poi chi continua a tagliare e a bloccare il turnover, dovrà confrontarsi con la problematica. È chiaro che si dovranno adottare nuove politiche non tanto per gli archivi cosi come sono oggi, quanto per la documentazione che gli uffici centrali e periferici dello stato dovranno versarci a norma di legge nei prossimi anni e che ci troveranno del tutto impreparati per le croniche carenze di spazio e di personale. Si sta pensando a dei poli archivistici di livello regionale nei quali concentrare questa documentazione. Qualcuno ha pensato anche a concentrare gli archivi di stato, ma mi sembra una operazione poco praticabile e che non necessariamente porterebbe alle tanto agognate riduzioni di spesa. La soppressione delle province rischia di sdoganare percorsi di pensiero indirizzati a ridimensionare la presenza nello Stato sul territorio. In teoria alla soppressione di una provincia dovrebbe conseguire la soppressione di tutti gli Enti che fino ad oggi sono esistiti in funzione di essa: Prefettura, Questura, Comandi provinciali dei carabinieri, finanza, polizia, ragioneria provinciali e via via fino all’Archivio di Stato. Per tantissime realtà italiane sarebbe qualcosa di devastante. Credo che le province potranno anche essere soppresse ma ci sarà bisogno di un serio ragionamento sull’assetto dei servizi che lo stato deve necessariamente garantire sul territorio.

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