Il Ministro Franceschini ha affermato in occasione dell’inaugurazione di ‘Spazi900’ tenutasi il 10 febbraio alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma che “Il 2015 sarà l’anno delle biblioteche e degli archivi valorizzati non solo perché sono luogo di tutela della memoria ma perché sono luoghi vivi”. Una dichiarazione che sembra rispondere alla querelle degli ultimi mesi che ha visto come protagonisti archivi e biblioteche.

Partiamo dall’articolo di Roberto Ciccarelli pubblicato il 6 gennaio sul Manifesto dal titolo a dir poco inquietante,  Archivi e biblioteche alla deriva e senza fondi  per fare una breve riflessione sullo stato di abbandono in cui versano archivi e biblioteche, depositari della memoria comune che sembrano ormai rappresentare l’ultima ruota del carro nel già prostrato mondo dei Beni Culturali.

Dismissione delle province e riforma del MiBACT, vediamo da vicino quali sono le criticità di un assetto istituzionale in procinto di trasformazione. Le amministrazioni provinciali, cui molte istituzioni culturali fanno capo, a causa del declassamento delle province a enti di secondo livello vedranno le loro competenze ridotte e ridimensionate, e ciò rappresenta una vera e propria minaccia per biblioteche e archivi, che, mancando ancora i decreti attuativi della Legge Delrio (56/2014), rischiano di ritrovarsi per mesi senza una guida e personale idoneo. Per non parlare dei continui tagli dei fondi che impediscono di fare qualsiasi previsione e di mettere in atto progetti a lungo termine. Drammatico (ed emblematico) è l’esempio dell’Archivio Centrale dello Stato a Roma, il quale vede ridimensionati per difetto gli spazi ad esso dedicati di anno in anno, a fronte di un affitto che implica una sperequazione di denaro impari.

archivio centrale dello stato, roma eur

Archivio Centrale dello Stato, Roma Eur

A quella di Ciccarelli si aggiunge un’altra voce di dissenso, quella di Mariapia Donato, che sul Corriere della Sera il 9 febbraio 2015 ha denunciato il rischio che la riforma del MiBACT possa peggiorare ulteriormente la già drammatica situazione di biblioteche e archivi, e sulla necessità di un cambiamento di rotta che deve prima di tutto partire dalle istituzioni. La Donato elenca una serie di fonti che testimoniano, oltre alle già citate criticità, lo stato di fatiscenza delle strutture che minacciano la corretta conservazione di un patrimonio che è per sua natura cartaceo e notoriamente soggetto a facile deperimento. Degno di nota è l’appello del dicembre 2014 che i presidenti delle associazioni degli storici italiani Sismed, Sisem, Sissco e Sis, hanno inviato al ministro Franceschini sulla “situazione di archivi e biblioteche”.

Dieci le urgenze evidenziate dai ricercatori, e la numero 8 è quella sta particolarmente a cuore a MyTemplArt “Il sistema di conservazione e di manutenzione non è sostenuto da risorse congrue e la digitalizzazione di giornali, documenti a stampa e documenti a foglio non ha avuto un incremento sufficiente”. Gran parte degli archivi in Italia non è infatti ancora stata digitalizzata, necessità da ritenersi sostanziale ai fini di una maggior tutela e una divulgazione. La dematerializzazione dei documenti cartacei infatti, gioverebbe dei moderni strumenti di consultazione personalizzati in base alla natura dell’archivio e consentirebbe di ridurre i costi di gestione dei documenti e aumentare l’efficienza organizzativa interna.

Vogliamo concludere citando il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, il quale ha più volte sottolineato che “da tempo non esiste più una mostra senza archivi”, per dimostrare ulteriormente l’importanza che ha l’archivio per tutta la filiera dell’arte.

Cover: Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (BiASA), Roma

 

Ilaria Carvani