Dall’America alla Science Gallery Venice di Ca’ Foscari, sempre più università scommettono sul connubio tra pratiche artistiche e scientifiche

Musei e centri d’arte stanno aprendo nella maggiori università americane: dalla Columbia University di New York a Princeton, l’accademia è sempre più incline a investire nell’arte, favorendo la creazione di gallerie e incrementando il numero di corsi legati a discipline artistiche e creative.

La tendenza ha preso il via a partire dai progetti attuati dalle università di Stanford, Harvard e Yale, i quali hanno già aperto centri per l’arte legati alle proprie attività, e sta già dando i primi positivi: secondo Michael Cadden, direttore del Lewis Center for the Arts che aprirà il prossimo ottobre, rispetto ai dieci anni precedenti, la Princeton University ha registrato un incremento del 30%-40% di iscritti a corsi d’arte.

Alla base dell’investimento universitario c’è la presa di coscienza, da parte del mondo del lavoro extra-accademico, che le arti possano promuovere flessibilità di pensiero e velocità di (ri)elaborazione di situazioni e imprevisti, capacità ormai necessarie in tutti i settori lavorativi. Inoltre, da un punto di vista economico, la scommessa sull’arte è stata in grado di attrarre verso gli enti promotori numerose nuove donazioni. Famoso il caso del finanziere e filantropo David Rubenstein che, nell’ottobre 2015, ha devoluto 25 milioni di dollari in favore della creazione di un centro interdisciplinare per le arti presso la Duke University, istituzione già promotrice del Nasher Museum of Art. Tale gesto ha richiamato l’attenzione non solo di ulteriori investitori, ma anche di nuovi studenti, i quali hanno la possibilità di integrare il proprio curriculum con materie artistiche, favorendo il confronto tra discipline appartenenti ad ambiti in apparenza tra loro separati ma che hanno il grande potenziale di favorire la conoscenza. Alla Stanford University in California, ad esempio, alcuni studenti di medicina hanno iniziato ad analizzare le sculture di Rodin del Cantor Arts Center al fine di indagare problemi e patologie legate alla mano.

Lo stesso connubio arte-scienza è stato promosso nel 2008 con grande successo dal Trinity College di Dublino. Il progetto ha attirato l’attenzione di creativi e della comunità scientifica verso la Science Gallery, centro aperto all’interno del Trinity’s Laughton Institute, che in pochi anni ha già attratto oltre due milioni di visitatori grazie a un fitto programma di mostre d’arte (da quattro a sei all’anno), workshop ed eventi incentrati sulla scienza e sulla tecnologia, diventando un progetto di carattere internazionale.

Restando all’interno dei confini nazionali possiamo citare l’Università Ca’ Foscari Venezia, l’unica realtà italiana ad avere aderito al programma The Global Science Gallery Network, la prima istituzione internazionale legata al mondo universitario il cui focus è il pubblico coinvolgimento tra scienza e arte mediante la creazione di distretti culturali. L’università italiana ha annunciato la prossima inaugurazione della Science Gallery Venice in collaborazione con il Distretto Veneziano per la Ricerca e l’Innovazione. Il centro, la cui apertura è prevista per il 2019 ma le prime attività cominceranno già nel 2017, sorgerà nell’area veneziana di S. Basilio. Secondo l’accordo siglato da Michele Bugliesi, rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia, e Andrea Bandelli, direttore esecutivo di Science Gallery International, il nuovo centro si pone come un punto di riferimento sia per l’arte contemporanea sia per la ricerca scientifica nella città lagunare. Tra gli scopi delle attività previste c’è quello di coinvolgere istituzioni esterne e richiamare talenti dall’estero mediante laboratori che costituiranno un modello per inedite tipologie di collaborazione tra scienziati e creativi. Mostre ed eventi a ingresso gratuito si rivolgeranno invece alla comunità cittadina e a visitatori occasionali, non necessariamente legati all’ambito artistico o a quello scientifico.

Se le iniziative, soprattutto quelle internazionali, saranno in grado di chiarire il rapporto arte-scienza annullandone ogni dicotomia, si potrà vedere solo con l’inizio delle attività. Nel frattempo, è interessante prendere atto del fatto che il mondo del lavoro stia iniziando a riconoscere le potenzialità di competenze curriculari legate all’ambito artistico, e a considerare l’apporto che umanisti e creativi possono dare nei più svariati ambiti. Del resto, lo stesso Scott Lindroth, prorettore per le arti alla Duke University del North Carolina, sottolinea l’influenza dell’arte nella formazione e nell’effervescenza del clima culturale generale.