Sulla base dei risultati della quarta edizione del report Art&Finance pubblicato da Deloitte lo scorso aprile, analizzeremo in tre articoli i nuovi e interessanti sviluppi nel settore dell’arte e della finanza, con particolare enfasi sul ruolo dell’arte e del collezionismo nel contesto più ampio della gestione patrimoniale. Iniziamo evidenziando in primis le minacce e le criticità legate al mercato dell’arte per poi cercare le soluzioni e studiarne l’andamento.

La mancanza di trasparenza sta minando la fiducia e la credibilità nel mercato dell’arte: c’è un consenso generale su una serie di temi comuni tra i diversi soggetti interessati (collezionisti, professionisti dell’arte, avvocati e gestori patrimoniali) quando si tratta di manipolazione dei prezzi, conflitti di interesse, mancanza di trasparenza e commissioni sotto banco. Quasi tre quarti dei wealth manager, collezionisti e professionisti dell’arte condividono questi punti di vista.
E’ evidente che c’è una forte consapevolezza su quali sono i problemi; ciò che è meno evidente è il modo migliore per affrontare questi in modo coerente e coordinato: studi e iniziative precedenti mostrano che, in linea di massima, gli operatori del mercato dell’arte concordano sulla necessità di intraprendere un’azione di autoregolamentazione. Questo mette in evidenza la necessità di procedere verso un cambiamento di settore univoco senza ridurre la competitività nei confronti di altri mercati d’arte.

Un altro aspetto importante emerso durante il sondaggio che influenza il mercato dell’arte è la garanzia dell’autenticità: circa il 75% di tutti i soggetti intervistati concordano sul fatto che la mancanza di certificato di provenienza e di autenticità, la contraffazione e l’incertezza sull’attribuzione, sono le maggiori minacce per la credibilità e la fiducia nel mercato dell’arte. Alcune nuove iniziative mirano a risolvere il problema dei falsi e delle contraffazioni, come ad esempio gli standard I2M lanciati dal Centro Globale di Innovazione, un istituto no-profit precedentemente conosciuto come SUNY Centro di Innovazione e situato nella State University di New York ad Albany, negli Stati Uniti. Il centro riunisce accademici e azionisti del settore privato e pubblico provenienti da tutto il mondo per stabilire gli standard globali di settore e le soluzioni per l’identificazione e l’autenticazione. La tecnologia è in grado di sviluppare nuovi standard e modi di affrontare queste minacce nel mercato in futuro. La piattaforma cloud di catalogazione e gestione del patrimonio artistico MyTemplArt® ha ideato due nuove soluzioni per supportare i processi di certificazione e di autenticazione delle opere d’arte: la procedura di richiesta e rilascio autentica informatizzata e il sistema di protezione elettronica dell’autentica cartacea tramite QR-Code (per maggiori informazioni leggi l’articolo MyTemplArt® rivoluziona il processo di autenticazione delle opere d’arte al MIA Photo Fair 2016).

Dunque è necessario l’intervento del governo o è sufficiente l’autoregolamentazione? Nel sondaggio, tra wealth manager, professionisti di settore e collezionisti, la maggior parte (due terzi) dei pareri sono a favore dell’autoregolamentazione del mercato dell’arte. Tuttavia, una minoranza significativa (36%) dei gestori patrimoniali chiedono una maggiore regolamentazione da parte del governo di questo settore. Molti mercati dell’arte hanno già una storia ricca di organismi di autodisciplina sotto forma di associazioni di categoria. Nel Regno Unito, ci sono tre corpi principali (LAPADA, Bada e SLAD), ai quali i loro membri devono rendere conto tramite Codici di pratica, comportamento ed etica. In Francia, il Comité Professionnel de Galeries d’Art ha recentemente annunciato che lancerà un Codice aggiornato e rivisto della pratica; ciò suggerisce che l’industria dell’arte globale sta già rispondendo alla necessità di rafforzare l’autoregolamentazione.

Le transazioni nel mercato d’arte coinvolgono sempre più la dovuta diligenza e prevedono accordi scritti sia per il valore degli aumenti nell’arte così come per l’aspettativa di fair play. Dunque, si sta passando da accordi informali verso un mercato più limpido e regolare.
La mancanza di una adeguata normativa è evidente anche nella quasi assenza di standard per la qualifica dei professionisti del mercato dell’arte. Un modo per migliorare la situazione attuale è quella di investire nella formazione dei professionisti sul comportamento illegale e sulla necessità di essere informati sulle relative leggi e quadri normativi.
È necessario però sottolineare che spesso le leggi ci sono ma è necessario che i governi investano più risorse per facilitarne l’applicazione e la cooperazione tra i paesi per un’adeguata tutela del patrimonio. Il panorama normativo sta cambiando, le leggi sono state create o modificate in diversi paesi per imporre obblighi di antiriciclaggio per gli art dealer: gli attori del mercato dell’arte possono imparare dagli istituti finanziari regolamentati e gradualmente attuare misure essenziali per identificare gli ultimi proprietari beneficiari, capire i clienti (“conosci il tuo cliente”) e monitorare le transazioni. Queste misure consentono di ridurre il rischio di abuso del mercato dell’arte dai riciclatori di denaro e ridurre il rischio di multe, accuse penali e danni alla reputazione dei soggetti interessati.

 

Paola Sacconi
Communication Manager di MyTemplArt®

 

Fonte: Art&Finance Report 2016 condotto da Deloitte in collaborazione con Art Tactic
http://www2.deloitte.com/lu/en/pages/art-finance/articles/art-finance-report.html

Copertina: ©SUMO. Art&Finance Report 2016, p.52.

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