Il marchio Vanni promuove, in collaborazione con il GAI (associazione giovani artisti italiani), l’arte emergente attraverso il concorso Autofocus, giunto ormai alla sua settima edizione e presente alla fiera The Others di Torino dal 5 all’8 novembre. I nomi dei vincitori sono Giuliana Storino, Francesca Arri, Aurora Paolillo, Francesca Cirilli, Neža Agnes Momirski, Maarit Mustonen. Curatrice e selezionatrice dei giovani candidati internazionali è Olga Gambari che abbiamo intervistato in esclusiva.

Valeria Ceregini: Come nasce il concorso Autofocus e, soprattutto, la tua collaborazione con il marchio Vanni, promotore di questa iniziativa rivolta ai giovani artisti internazionali?

Olga Gambari: Nasce da incontri tra persone affini e innamorate dell’arte come dimensione magica, parallela ma complementare alla vita.

E nasce come progetto dalla formula semplice, cioè di creare un concorso dedicato ai giovani artisti di qualsiasi linguaggio ambito e nazionalità. Però, con una cura e con un rispetto per loro e per il loro lavoro estremi e fondamentali.

V.C.: Come si è sviluppato nel tempo il concorso e quali sono le differenze di questa settima edizione rispetto alle precedenti?

O.G.: Il concorso è cresciuto costantemente, come bacino di utenza, attenzione e qualità. Negli anni le candidature arrivate sono diventate sempre più di valore e internazionali, con progetti articolati e site specific.

La differenza in ogni edizione rispetto alla precedente sta proprio in questa evoluzione positiva.

 

Francesca Arri_la danza della locusta_performance 2014

Francesca Arri, La danza della locusta, performance, 2014

V.C.: Quali sono stati i criteri di scelta che hai assunto per selezionare i giovani artisti e le loro proposte?

O.G.: Prima di tutto il loro percorso e il lavoro fatto fino ad ora. Poi certamente il progetto presentato. Sono anche attenta alla presentazione formale di questi due strumenti importanti che sono sia il portfolio sia il progetto site specific vero e proprio. Per il resto il criterio è la qualità.

V.C.: Qual è stato il numero di aderenti al progetto, in particolare da parte degli artisti internazionali?

O.G.: Quest’anno abbiamo ricevuto circa 70 candidature, di cui 15% internazionali. Due delle menzioni speciali di questa edizione del concorso vanno a ragazze straniere.

V.C.: Quale futuro attende i vincitori del concorso?

O.G.: Rispetto a noi li aspetta una bella accoglienza a livello professionale e umano, con mostre curate nei dettagli, e poi ascolto, confronto e relazioni che spesso continuano nel tempo, ciascuna con la sua dinamica.

V.C.: Tu sei anche curatrice di The Others, come e dove prevedi che si possano collocare nel mercato dell’arte questi artisti emergenti?

O.G.: Si pensa al mercato come a qualcosa di preciso, ma non è così. C’è anomalia e caso, dipende dai contatti, dalla personalità sia dell’artista sia del lavoro. C’è certamente spazio per questi giovani vincitori, ma è un percorso che va fatto, tappa dopo tappa, ogni volta un’incognita. Certo, io consiglio sempre di viaggiare, vedere, fare residenze. Essere nel mondo.

 

Giuliana Storino, TESSUTO STELLARE, terreno sedimentato su carta, cm 35x25, 2014

Giuliana Storino, Tessuto stellare, terreno sedimentato su carta, cm 35×25, 2014, Credits Vanni

 

V.C.: Ti sei occupata di recente della curatela generale di un progetto molto radicato sul territorio torinese PanoRama. Questa rassegna distribuita fra sei gallerie presenti nel quartiere Vanchiglia ha voluto confrontarsi in modo autonomo con “l’eredità inconsapevole” che un artista internazionale come Carol Rama ha lasciato. La scelta del quartiere non è stato un caso visto che è il luogo in cui risiedeva l’artista. Alla luce della sua scomparsa, il giorno successivo alla vostra inaugurazione, che significati ulteriori assume questo progetto per te?

O.G.: Sicuramente tutto il grande gruppo che ha dato vita al progetto, una vera famiglia accomunata da Carol, ha vissuto questo momento con la pelle d’oca, come un commiato magico e poetico, in cui il mondo era venuto sotto casa sua e le rendeva omaggio. Si parlava di lei dappertutto, un’eco che si propagava da  Vanchiglia fino al resto d’Europa, da cui provenivano alcuni artisti protagonisti di questa mostra.

V.C.: Il tuo impegno verso la promozione e il sostegno delle nuove generazioni di artisti è evidente, pertanto, quali sono i tuoi obiettivi per i futuro e quali saranno  gli impegni che ti vedranno coinvolta per portare avanti questa “missione”?

O.G.: In realtà a me interessa l’arte che è fuori dal tempo, cioè quella capacità naturale di essere fuori dal tempo eppure sempre contemporanei. Per cui, sicuramente i giovani, ma non è una questione anagrafica. Carol Rama sarà sempre uno dei miei giovani artisti preferiti.

Valeria Ceregini

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