Incontriamo oggi Giovanni Agosti, professore universitario, noto storico dell’arte e, insieme a Jacopo Stoppa, curatore della mostra Bernardino Luini e i suoi figli, visitabile a Palazzo Reale (Milano) fino al 13 luglio 2014.

Professor Agosti, come nasce la mostra “Bernardino Luini e i suoi figli” e com’è articolata?
A me e a Jacopo Stoppa è stato chiesto dal direttore di Palazzo Reale a Milano, Domenico Piraina, di inventare una mostra su Bernardino Luini. E’ quindi un progetto su commissione: ma da subito abbiamo pensato che valesse la pena trasformarlo in un’esperienza didattica. Il tema si inserisce inoltre nei nostri studi degli ultimi anni: è una sorta di seguito di “Bramantino a Milano”, la mostra del 2012 al Castello Sforzesco, che abbiamo fatto insieme a Marco Tanzi. E a sua volta, alle spalle, sta “Il Rinascimento nelle terre ticinesi”, la mostra che abbiamo curato, ancora una volta insieme a Marco Tanzi, alla Pinacoteca Zuest di Rancate nel 2010.
La mostra di Palazzo Reale è articolata in 12 sezioni; comprende circa 200 opere e aspira a essere una manifestazione popolare: cerca insomma un’accessibilità. Nelle forme e nei contenuti.

Come sono state selezionate le opere e a quali difficoltà siete andati incontro?
Le opere sono state scelte privilegiando non solo la qualità ma anche la rilevanza storica. Non è solo una scelta dei “più bei dipinti di Luini”. Non avrebbe avuto senso. Io e Jacopo (Stoppa ndr.) ci siamo sforzati di concentrare le risorse nel fare arrivare le opere di Luini, anche da lontano; per le numerose presenze di confronto siamo ricorsi a località più accessibili. Da oltreoceano arrivano solo le opere di Luini. Ci sono state parecchie difficoltà nei prestiti, trattandosi di dipinti per lo più su tavola. Ma ci sembra che quanto si vede ora a Milano dia una testimonianza più che soddisfacente del peso storico di Luini.

Bernardino Luini  Madonna con il Bambino (Madonna del roseto)  1516‐1517 circa  tavola, cm 70 x 63  Milano,  Pinacoteca  di  Brera,  Reg.  Cron.  331  Su  concessione  del Ministero  per  i  Beni  e  le Attività  Culturali e del Turismo 

Bernardino Luini, 
Madonna con il Bambino (Madonna del roseto) (1516‐1517 circa), tavola, cm 70 x 63 
Milano,  Pinacoteca  di  Brera,  Reg.  Cron.  331  Su concessione  del Ministero  per  i  Beni  e  le Attività Culturali e del Turismo

Quali sono, in sintesi, le tappe più significative della vicenda critica di Luini?
Luini è un caso critico, a tutt’oggi. Per secoli è stato l’artista lombardo più amato, fino a quasi identificarsi con la sua regione di provenienza. Il suo classicismo, devoto e sereno (ma conquistato a prezzo di fatiche), è piaciuto per secoli; anche se il Luini del cardinale Federico Borromeo è ben diverso da quello di John Ruskin. Resta in ogni modo che, per entrambi, si trattava di uno dei maggiori artisti italiani. Poi l’ottovolante del gusto è girato e il Novecento è stato un secolo difficile per questo artista. Solo il recupero critico del Neoclassicismo, a partire dalla mostra di Londra del 1972, ha reso meno complicato fare i conti con questo artista rinascimentale. E da qui è partito un riesame di Luini, tuttora in corso: ci siamo sforzati di far capire che in un caso come questo i problemi di ricezione sono importanti quasi quanto quelli di produzione.

Quali sono le fonti iconografiche e stilistiche preferite da Luini, e quali sono stati i contributi originali apportati da Luini alla storia della pittura?
Luini è un artista dalla formazione complessa e tutt’altro che locale. La mostra cerca di raccontare la storia di un giovane, proveniente dalla sponda “magra” del Lago Maggiore, che cerca fortuna a Milano, e poi il suo viaggio di formazione in Veneto, il rientro a Milano e così via. In ordine cronologico. In questi spostamenti le suggestioni sono molteplici. E apparentemente contraddittorie. La mostra mette in crisi la vulgata che schiaccia Luini sotto l’etichetta di “pittore leonardesco”.

 

Benedetto  da  Milano  con  collaboratori,  su  cartone del Bramantino  Luglio  1504 circa‐1509 (su cartone realizzato a partire dal  1501)  lana e seta, cm 462 x 494  Milano, Castello Sforzesco, Civiche Raccolte d’Arte  Applicata, inv. 34 

Benedetto  da  Milano  con  collaboratori,  su cartone del Bramantino (Luglio 
1504 circa‐1509 su cartone realizzato a partire dal 1501), lana e seta, cm 462 x 494 
Milano, Castello Sforzesco, Civiche Raccolte d’Arte Applicata, inv. 34

Quali sono stati i risultati dal punto di vista scientifico della mostra Bernardino Luini e i suoi figli?
Ci sono acquisizioni documentarie, iconografiche, attributive… ma soprattutto conta per noi essere riusciti a fare lavorare circa trenta giovani, di età diverse e in momenti diversi della formazione, per un obiettivo comune. Imparando, strada facendo, le regole della ricerca storica. Dopo un percorso del genere, speriamo che sia aumentato il loro senso di consapevolezza e la loro capacità di una critica della cultura. Qualcosa del genere vorremmo che avvenisse anche nei visitatori della mostra.

Vorremmo concludere l’intervista condividendo con Lei una riflessione.
Nell’ambito delle mostre si assiste sempre più spesso ai cosiddetti grandi eventi, in cui l’approccio scientifico risulta indebolito di fronte a un’industria dell’arte che punta sui grandi nomi e sulle esposizioni come fenomeno di tendenza.
Notiamo una sorta di processo di customizzazione globale dei linguaggi dell’arte, in una sorta di esplosione dell’accesso, come definita recentemente da David Joselit e come segnalato più volte da Jean Clair. Quali sono gli strumenti critici richiesti allo storico dell’arte e che modus operandi dovrebbe seguire in quanto curatore?
Esiste un’etica anche nell’organizzazione culturale; ci vuole un’igiene nell’organizzare le mostre. Spesso è disattesa, in nome di altre esigenze. Si possono fare le cose in tanti modi: e più d’uno è legittimo. Io, Jacopo Stoppa, qualche compagno di strada e alcuni nostri allievi stiamo cercando di portare avanti una possibilità di lavoro, che mette al centro della ricerca la riflessione critica sui procedimenti e che non si limita allo scasso archivistico più brutale o all’inseguimento del gioco delle attribuzioni. L’idea è di una ricerca storica, anche come critica dell’esistente.

 

Bernardino Luini  Scherno di Cam  1514‐1515 circa  tavola trasportata su tela, cm 166 x 140  Milano, Pinacoteca di Brera, Reg. Cron. 374  Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività  Culturali e del Turismo

Bernardino Luini, Scherno di Cam (1514‐1515 circa)tavola trasportata su tela, cm 166 x 140 
Milano, Pinacoteca di Brera, Reg. Cron. 374 Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività 
Culturali e del Turismo

 

 

 

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