In occasione della 27esima edizione della Biennale des Antiquaires abbiamo incontrato Alessandro Galli, responsabile della galleria londinese Robilant+Voena, per indagare il mercato dell’antico in fiera ed il problema dei falsi.

La biennale ha riunito antiquari e galleristi provenienti da tutto il mondo, ed è da oltre sessant’anni un appuntamento immancabile per gli appassionati d’arte antica.
Quest’anno il Syndicat National des Antiquaires ha affidato l’allestimento al celebre decoratore Jacques Grange, il quale ha voluto ricreare sotto le prestigiose vetrate del Grand Palais le atmosfere dei giardini di Versailles e del Trianon.
In Europa, ma non solo, le cosiddette fiere-mercato sono sempre più numerose, basti citare il TEFAF di Maastricht, ArtBasel o il nostrano MiArt. Di fronte a un mercato dell’arte sempre più in movimento, e spesso affacciato a Oriente, qual è la reale portata di questi eventi? Ne abbiamo discusso con Alessandro Galli.

Robilant+Voena Gallery

Robilant+Voena Gallery

Alice Legé: Come nasce Robilant+Voena e quando partecipa alla prima fiera?
Alessandro Galli: Robilant + Voena nasce nel 1999 quando Edmondo Di Robilant e Marco Voena, entrambi galleristi con più di un decennio di esperienza alle spalle decidono di unire le forze per creare una struttura internazionale con basi a Londra e a Milano.
Da subito sono presenti a importanti fiere internazionali come la Biennale d’Antiquariato di Firenze e dal 2002 sono presenti alla Biennale des Antiquaires di Parigi dove quest’anno hanno presentato uno stand che rispecchia i due principali campi di interesse della galleria: i dipinti antichi dal ‘300 al ‘700, tra cui possiamo citare un magnifico Mattia Preti e l’arte italiana del dopoguerra, tra cui sono state esposte ad esempio alcune opere di Fontana e Burri.

A.L.: Basilea, Mosca, Miami, New York, ma anche Hong Kong o Pechino. Le proposte e la concorrenza non mancano! Che rilievo ha una sede prestigiosa come il Grand Palais di Parigi?
A.G.: La Biennale del Grand Palais è un caso un po’ unico nel panorama delle fiere, non è una “fair destination” come lo sono Maastricht e Basilea, ma ha sede in un posto stupendo, con una forte memoria storica. L’allestimento parigino è inoltre assolutamente più lussuoso ed elegante di quello di ogni altra fiera. Per questo motivo è in grado di attrarre un pubblico molto internazionale e dagli interessi variegati.

A.L.: A nostro parere l’abbondare di queste fiere può essere sintomo di un mercato sempre più rapido, dove gli investimenti see and buy, si sostituiscono a un collezionismo costante e ricercato fatto di lunghe contrattazioni. Quanto e come influiscono le fiere sul giro d’affari di una galleria? Cosa si vende di più?
A.G.: Oggi le fiere sono diventate fondamentali per qualunque galleria. Una percentuale rilevante delle vendite avvengono già in fiera. Una seconda percentuale, non trascurabile, avviene a seguito di un incontro avvenuto in fiera e portato avanti nel tempo. Questi eventi rimangono il modo più semplice e diretto per allargare il proprio bacino di clientela.
Ogni fiera ha un suo pubblico e quindi questo dato influisce anche sulle vendite.
Ci sono fiere più orientate sull’antico e altre più sul moderno, ma in linea di massima prevale sempre la ricerca del pezzo di grande qualità, dell’oggetto unico.

A.L.: Il prestigio delle sedi espositive può costituire una garanzia di qualità, ma immaginiamo che rimanga comunque un limite di rischio. Quanto è probabile che eventi di questo calibro facciano emergere anche dei falsi? Esiste un sistema d’archiviazione per difendersi da frodi di questo o altro tipo?
A.G.: Le fiere più importanti costituiscono una garanzia per il collezionista. Un comitato di esperti internazionalmente riconosciuti, detto “Vetting”, esamina ogni opera esposta. Nei casi più gravi, quando la descrizione fornita dal gallerista non coincide con l’opinione degli esperti, si arriva a far ritirare l’opera dall’esposizione.
Per l’arte moderna inoltre i maggiori artisti hanno sempre un archivio o una fondazione che tutela l’opera dell’artista e che permette una verifica diretta dell’autenticità.

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