Anche quest’anno (30-31 maggio – 1 giugno) la prestigiosa sede del castello di Fontainebleau ha ospitato il Festival de l’histoire de l’art, giunto ormai alla sua quarta edizione. Un ricchissimo programma di conferenze e un’affluenza senza precedenti hanno così animato per tre giorni la piccola cittadina a pochi chilometri da Parigi.

Organizzato dal Ministère de la Culture et de la Communication, dall’INHA (Institut National d’histoire de l’art), dal Château de Fontainebleau, assieme al Ministère de l’enseignement supérieur er de la recherche, il festival ospita ogni anno un nuovo paese europeo e designa un tema comune attorno al quale ruotano tutte le iniziative proposte. Dopo l’Italia, la Germania e il Regno Unito, quest’anno tocca alla Svizzera e il tema prescelto è il collezionismo. Il ministro della cultura, Aurélie Filippetti, motiva così la scelta della Svizzera: “È un paese che possiede un numero eccezionale di collezioni, che vanno dalle arti primitive all’arte contemporanea, che gli permettono di rivaleggiare con i più grandi paesi del mondo. Essa può ugualmente vantare un importante vivaio di universitari specializzati in storia dell’arte, di cui molti di nomea internazionale”.
Rivolto di certo alla comunità scientifica, il festival cerca ugualmente di raggiungere un pubblico più ampio, vivacizzando il programma di conferenze attraverso eventi paralleli legati alla musica, al teatro, al cinema. Per tutta la durata della manifestazione, inoltre, gli spazi del castello sono ad accesso libero, dai sontuosi appartamenti di Francesco primo, alle sale napoleoniche ed alle mostre in corso: un’occasione davvero unica per i visitatori.
Il Festival si è aperto quindi venerdì 30 maggio con l’emblematica conferenza inaugurale di Krzysztof Pomian, che, partendo dal tema delle reliquie, ha proposto interessanti spunti sulla nascita della pratica del collezionismo.

Fourth Festival de l’Histoire de l’Art in Fontainebleau

Fourth Festival de l’Histoire de l’Art in Fontainebleau

Diverse le conferenze che hanno illustrato alcune importanti collezioni, come quella di Jacques Doucet, di Léon Bonnat o della famiglia Rothschild, ma anche tavole rotonde sulle problematiche legate a questa pratica oggi. In particolare è stato affrontato il tema del collezionare opere d’arte di fatto effimere, che in alcuni casi si risolve in atteggiamenti estremi, come quello di non collezionare l’opera d’arte in sé, ma i certificati di autenticità firmati dagli artisti in occasione di happening o performance.
Grande spazio è stato inoltre affidato a temi collaterali, come l’insegnamento della storia dell’arte oggi e la digitalizzazione, sia delle opere d’arte, sia degli archivi che un giorno dovranno testimoniare della loro esistenza. L’Université de Printemps ha condotto una serie di incontri su questo tema, proponendo scambi tra professionalità diverse, professori e storici, archivisti ed informatici.
Non ultimo, la grande Cour Ovale del castello ha ospitato per tutta la durata della manifestazione il Salon du Livre, dove la crème dell’editoria d’arte francese e svizzera ha presentato le sue ultime edizioni, e dove si è dibattutto sulla crisi e sul ruolo dell’editoria nell’era del digitale.
Jean François Hebert, presidente del castello di Fontainebleau, durante il discorso di chiusura del festival, si è detto entusiasta per il successo e la crescita della manifestazione, annunciando le novità del prossimo anno: il paese ospite saranno i Paesi Bassi e si discuterà il tema dell’“Im-materiel”

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