Da diversi decenni gli studi sull’immagine sono affetti da quella che si potrebbe chiamare la ‘sindrome di Benjamin’: alla convinzione che il cambiamento della società possa essere dedotto dallo sviluppo tecnologico si aggiunge il desiderio di delineare le faglie tracciate dal sisma digitale in corso.

La riflessione, spostata dal contesto critico, investe il mondo delle professioni ed in particolare quello dei fotografi, soggetti tra i più colpiti dalle violazioni del diritto d’autore. Rete Fotografia ha recentemente promosso a Milano il convegno Media e copyright, fra condivisione virtuosa e utilizzi illeciti (25 maggio 2015, Palazzo della Regione Lombardia). La legislazione italiana distingue il diritto d’autore tra fotografia come opera di ingegno e fotografie semplici, tuttavia, ha dichiarato l’avvocato Carlo Eligio Mezzetti: “siamo in una fase di cambiamento e potenziale superamento del diritto nazionale”.  La Direttiva del parlamento europeo sul diritto d’autore nella società dell’informazione è stata oggetto lo scorso luglio 2014 di una commissione pubblica, con modalità di questionario, che ha ricevuto oltre 9.500 riscontri da parte di cittadini, fotografi, istituzioni in merito a temi di interesse pubblico quali il diritto di riproduzione, di comunicazione e di distribuzione delle immagini. Successivamente il rapporto Reda sugli sviluppi del diritto d’autore in Europa ha portato alla formulazione di una proposta che tratta diversi aspetti: il miglioramento delle posizioni contrattuali degli autori rispetto agli “aggregatori” di informazione (ad esempio i motori di ricerca), la formulazione di una normativa sul diritto d’autore a livello comunitario e l’adozione del modello americano del “free use” secondo cui in presenza di uno sfruttamento non commerciale dell’immagine è consentito usare opere di ingegno senza chiedere i diritti all’autore. In questa direzione confluiscono le proposte verso un pacchetto legislativo per il mercato unico digitale (dall’Iva al diritto d’autore), la risoluzione normativa a livello europeo delle problematiche delle restrizioni territoriali attraverso strumenti di geo localizzazione dei contenuti acquisiti in diversi paesi, il problema del trasferimento di valore dal titolare dei diritti a chi li veicola nel web. Il percorso legislativo – i cui sviluppi si possono seguire su www.europal.europa.eu – potrebbe ottimisticamente concludersi, secondo l’avvocato Mezzetti, entro due anni. In Italia la risposta ad una crescente necessità di tutela del diritto d’autore ha portato alla nascita di un portale web che permette la segnalazione di utilizzi illeciti alle autorità Agicom (www.ddaonline.it). I fotografi si dividono nettamente sulla pratica di condividere o meno immagini nel proprio sito internet o attraverso i social network. Con quali modalità investire nella diffusione e nella tutela al tempo stesso dell’immagine autoriale?

Una risposta informatica è stata l’oggetto dell’intervento di Tommaso Grotto, fondatore di Kopjra, società che lavora per interfacciarsi tra produttori e distributori di contenuti con l’obiettivo di automatizzare e rendere efficaci operazioni di controllo degli utilizzi illeciti.

L’attenzione alla descrizione dei metadati (inserimento keyword exif, impostazioni di termini e privacy www.emboddedmetadata.org), l’utilizzo di fingerprint (tineye, picscout, imagerights, mypicguard) o watermark (digimark, c-registry, adptools, plumamazing, uconomix) sono pratiche comuni, alcune di esse invise a diversi fotografi, tra cui Settimio Benedusi, il quale si schiera vivacemente contro l’utilizzo di marchi che danneggiano l’integrità estetica dell’immagine. Buone pratiche di protezione dell’immagine consistono nello specificare sempre la licenza all’atto della condivisione, la profilazione gli utenti per l’accesso al sito web di un fotografo, l’uso di robots tricks per l’indicizzazione delle fotografie, la prevenzione del download con html, css, javascript (www.copysafe.com). L’analisi della circolazione di immagini fotografiche sul web (tra i portali disponibili per questa attività images.google.com, copyscape, pictriew, stolencamerafinder.com) fa emergere che il migliore social network per pubblicare le foto è google plus, dove i metadati si conservano integralmente. La ricerca sui soggetti che violano i contenuti può essere effettuata attraverso www.who.is mentre la prova forense con www.surety.com. Per la tutela della proprietà intellettuale e della privacy Kopjra – già partner di Telecom Italia, Tesla Consulting ed il dipartimento MICC dell’Università di Firenze – conserva tra i progetti l’ideazione di un sito unico per l’individuazione di violazioni, l’acquisizione di prove forensi e la consulenza di un team di avvocati. “Un’altra collaborazione in corso – afferma Tommaso Grotto – è con il progetto MyTemplArt per trovare soluzioni di tutela dell’immagine fotografica e della videoarte, proponendo un sistema di archiviazione sicuro”.

La tutela dell’opera autoriale del fotografo è una pratica complessa che non può esaurirsi nella tracciabilità dell’immagine sul web: essa comprende che l’opera sia autenticata, dichiarata nella sua eventuale tiratura e che non sia il prodotto casuale di un autore senza una struttura progettuale. Se il successo di un’immagine è da sempre dovuto anche alla capillarità della sua diffusione, la tutela affida la propria identità all’archivio.

Deianira Amico

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