L’opera di Christo ha richiamato sul lago d’Iseo un milione e mezzo di visitatori la cui consapevolezza dell’opera è tutta da dimostrare.

Mettiamola così, il dress code dell’opera è costituito da canottiera e ciabatte. Non ci sono molte alternative. E, detto così, non pare bello. Anzi. Eppure il primo approccio che si ha con Floating Piers è questo: un magma di persone ineleganti e vagamente interessate. Il classico approccio da presenzialismo a ogni costo.

Arrivare a Sulzano, piccolo paese sulle rive del lago d’Iseo, è odissea prestata al sotterfugio, in cui il fine ultimo pare essere il salto della coda. In attesa che ti saltino i nervi. E’ la Land Art, bellezza. A disposizione di tutti, in uno spazio di pochi che non vedono l’ora che se ne vadano tutti. Christo, con l’accento sulla o perché è bulgaro di origine ma francese d’adozione e americano di residenza, ha portato la sua arte in Italia creando delle passerelle galleggianti che uniscono terraferma a Montisola e da lì verso la piccola isola di San Paolo, proprietà della famiglia Beretta alias i signori delle armi. Sono tre chilometri di giallo rivestiti, una sensazione unica che, secondo l’artista, ti darebbe l’idea di camminare sulle acque (vagamente autocelebrativo visto il nome del nostro…) o, tuttalpiù, di scivolare sulla schiena di una balena. Immagine poetica, vero. Come il giallo che diventa oro e rosso quando cala il sole e si dovrebbe assistere a un piccolo miracolo cromatico. Si dovrebbe, appunto. Perché un milione e mezzo di visitatori hanno riempito, e non poco, i sedici metri di larghezza della passerella rendendo vaga l’idea del cambiamento in su la sera. Eppure l’idea rimane.

E qui si pone il problema: quale approccio avere nei confronti di questa installazione? Per Christo la gratuità dell’accesso è prerogativa imprescindibile del tutto. A lui lo scherzetto è costato tra i dieci e i dodici milioni di euro. Tranquilli, si è rifatto con la vendita dei progetti. La comunità del Sebino, provincia di Brescia giusto per dare una collocazione di massima, si è venduta cuore e anima mettendo in vendita le bottigliette dell’acqua a due euro cada una. Ci può stare. Un bel business, in sostanza. Ma qui si vuole parlare di sensazioni, quelle provate una volta messo il piede (rigorosamente nudo!) sul primo tratto del percorso. E, in effetti, ne valeva la pena: c’è una sorta di sacralità nella fruizione di quest’opera. Bisognava viverla tutta: toccare i bordi bagnati, sdraiarsi facendosi cullare dal rollio dell’acqua, ascoltare i passi, rallentare i battiti cardiaci e guardare la montagna che nasce nell’acqua e sparisce nel cielo. Quanti dei “canottierati” di cui sopra lo ha fatto? Tra bambini piangenti e panini divorati, si è consumato un atto di massa dalla presunta consapevolezza. Un’opera d’arte o un’attrazione da parco divertimenti, a voi la scelta. L’ipotesi più accreditata è che non ci possa essere fusione tra le due ipotesi. Qui si pone l’eterno enigma sulla reale utilità dell’arte per il genere umano. Perché approcciarsi a essa senza filtri ci permette di creare un punto di vista del tutto personale ma, allo stesso tempo, non dà chiavi di lettura mandandoci incontro alla perplessità.

Le opere di Christo azzerano l’esclusività e diventano pop per definizione rifuggendo ogni snobismo di sorta. L’intento è lodevole, oltre che auspicabile. Ma il rischio di attirare un festoso Circo Barnum è quasi una certezza. Difficile prendere una posizione in merito. Questo tipo di arte è di tutti ma non è necessariamente per tutti. Non è una questione di superiorità culturale quanto, piuttosto, di pretesa curiosità. Approcciarsi a Floating Piers con un pizzico di consapevolezza, e quindi di rispetto, avrebbe reso inutile ogni discorso sulla sua utilità.

Francesco Costantino Ciampa
Direttore di MyTemplArt® Magazine

Copertina: Christo and Jeanne-Claude, The Floating Piers, Lake Iseo, Italy, 2014-16, Photo: Wolfgang Volz © 2016 Christo.

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