Una scommessa che dura da quattro anni e che oggi raddoppia l’entità dell’investimento volto a creare la collezione d’arte per la Fondazione Fiera Milano, aiuto efficace agli artisti e alle gallerie che li sostengono.

Anche quest’anno la Fondazione Fiera Milano approfitta dell’appuntamento primaverile del MIART (Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea) per scegliere le opere d’arte destinate a far parte della propria collezione.
La Fondazione continua a puntare sugli artisti di arte contemporanea e nel 2016 raddoppia il budget di investimento, scegliendo le opere di  Michael Krebber, Nick Mauss e Irma Blank delle gallerie Dépendance di Bruxelles, Campoli Presti di Parigi – Londra e P420 di Bologna.
Incontriamo il Presidente di Fondazione Fiera Milano Benito Benedini, che ci racconta la nascita e le prospettive future del Fondo Giampiero Cantoni, e l’amministratore delegato di Fiera Milano SpA Corrado Peraboni, che ci svela un archivio del tutto inaspettato.

Alessandra Ghinato: Com’è nato il Fondo di Fondazione Fiera Milano per l’acquisto di opere d’arte e quali sono le finalità?
Benito Benedini: Il fondo è stato istituito nel 2012 dall’allora Presidente di Fondazione Fiera Milano, il Senatore Giampiero Cantoni e ha come finalità arricchire e accrescere il patrimonio artistico della Fondazione. Abbiamo così cominciato la raccolta di alcune opere soprattutto di giovani artisti emergenti italiani, per dare un contributo alla fiera MIART e all’arte in genere.

A.G.: A quanto ammonta l’investimento della Fondazione in opere d’arte?
Benito Benedini: È un piccolo contributo. Purtroppo non abbiamo grandi somme da elargire ma nell’ultimo anno abbiamo raddoppiato il fondo e in questo modo abbiamo già potuto acquisire delle opere interessanti. Abbiamo così aumentato l’investimento a 100mila euro. Che è ancora una cifra limitata per comprare delle opere. Ma acquistando anche opere di giovani emergenti con prezzi ancora abbastanza contenuti, possiamo soddisfare più artisti e nel frattempo arricchire la nostra collezione. Non ne facciamo una questione di lucro ma di sostegno all’arte contemporanea.

A.G.: Il MIART è il canale privilegiato di acquisizione delle opere della Fondazione?
Benito Benedini: La Fondazione acquisisce le opere tra quelle presenti al MIART. Dicendo MIART includiamo una serie di gallerie che espongono in fiera. Da una parte i galleristi aiutano la fiera, dall’altra la Fondazione che controlla il gruppo Fiera Milano SpA le aiuta facendo un piccolo investimento. Possiamo dire che il MIART sia stato creato da Fiera Milano.

Esatto – interviene Corrado Peraboni -, prima era una manifestazione molto più limitata a Novegro. Il salto a vera e propria fiera prima nazionale e poi internazionale è stato fatto diciotto anni fa con l’acquisizione, assieme al Salone del Mobile, da parte di Fiera Milano.

Stiamo valorizzando – aggiunge Benito Benedini – la città. Durante la conferenza stampa ho detto che Milano è famosa per l’economia, il design e la moda. Ora si sta facendo sempre più riconoscere per l’arte. Quando ero ragazzo, Milano era considerata una città industrializzata. Negli anni ci sono stati molti cambiamenti riguardo la presenza artistica a Milano: dalle centinaia di gallerie ai musei. Milano sta valorizzando l’arte e diventa sempre di più una città d’arte ponendosi al fianco delle città largamente riconosciute come Firenze, Venezia, Roma, Siena. Milano è il crocevia non solo dell’arte italiana ma di quella globale, intesa come europea e internazionale.

A.G.: Come avviene la scelta dell’opera “giusta”?
Benito Benedini: La scelta è data dal gusto della persona che li seleziona in quel momento. Quest’anno avevamo qui la nostra vicepresidente Giovanna Martinengo che ha scelto un’opera. Si è trattato di una scelta d’impatto.

A.G.: Avete già valutato la tematica della catalogazione e digitalizzazione delle opere?
Benito Benedini: Siamo all’inizio di una piccola collezione che conta una ventina di pezzi, per questo non abbiamo ancora pensato a una digitalizzazione delle opere. Ma sicuramente è un tema che ci interessa molto. Per esempio, la Fondazione possiede un’importante collezione di manifesti dei 90 anni della Fiera Milano. Questa collezione fa parte di un archivio storico fantastico che stiamo digitalizzando.

A.G.: L’archivio è la collezione sono fruibili dal pubblico?
Corrado Peraboni: L’archivio è fruibile su richiesta. Riceviamo moltissime richieste da aziende che hanno partecipato a cavallo del 1920-1990 alla Fiera Campionaria di Milano e vogliono ritrovare le tracce delle loro produzioni passate alla storia, come ad esempio la Vespa o la caffettiera Bialetti. Sono presenti sculture, quadri, filmati, cartellonistica, oggettistica e moltissime aziende vengono ad attingere al nostro archivio storico per ritrovare una parte del loro passato.

 

Alessandra Ghinato

 

http://www.fondazionefieramilano.it/

Copertina: Dettaglio CPM Manifesto, Fiera di Milano 12-30 aprile 1950 Facilitazioni di Viaggio. Grafici Franco Lombardi e Rossettigian. Courtesy of Fondazione Fiera di Milano.

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