Domenica 16 novembre si conclusa la terza edizione di Fotofever, il salone di fotografia che dal 2011 anima la scena artistica di Parigi e Bruxelles.

Separata dall’istituzionale Paris Photo solo dal Jardin des Tuileries, la terza edizione del festival, ideato e curato da Cécile Schall (nipote del celebre fotoreporter Roger Schall) ha inaugurato lo scorso giovedì al Carrousel du Louvre, dove una folla probabilmente inaspettata ha invaso gli oltre 100 stand che rappresentavano gallerie di tutto il mondo. I numeri parlano chiaro circa il successo della manifestazione: gli espositori sono raddoppiati rispetto alla seconda edizione, triplicati rispetto alla prima. E anche il numero di visitatori, rimasto pressoché costante nelle prime due edizioni (quattro, considerando anche l’appuntamento primaverile a Bruxelles) e invece quest’anno è stato decisamente superato, superando i 14000 ingressi.

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Una scelta azzarda o intelligente quella di organizzare un evento contemporaneo a Paris Photo? A quanto pare si tratta di una scelta azzeccata. La grande massa di amatori della fotografia attirati dai tantissimi eventi dedicati a questa durante il “Mois de la photo” parigino non ha di certo rinunciato a visitare le storiche gallerie della nef del Grand Palais, ma si è ritagliata qualche ora di tempo per visitare un salone di minori pretese, ma di non minore qualità, e soprattutto di una freschezza di idee che, a detta di molti visitatori, mancava a Paris Photo.

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Per quanto riguarda le gallerie presenti, la Francia fa da protagonista con 46 presenze, seguita da uno stupefacente secondo posto per l’Italia, rappresentata da ben 16 gallerie. Terzo paese più rappresentato il Belgio, a pari merito con Giappone, che si impone sulla Cina con il doppio degli stand.
Per quanto riguarda le tendenze, il grande formato spicca senza alcun dubbio, ma quasi a pari merito con un classico piccolo/medio formato in bianco e nero, tentazione per gli amatori “puri”.
La rilevante presenza di piccoli formati è però soprattutto rappresentativa di uno dei principali scopi del festival, quello di essere un luogo di “incontro” per giovani artisti, giovani galleristi e, non ultimo, per collezionisti debuttanti. Un’opera di qualità, ma di dimensioni e quindi di prezzi ridotti (tutte le opere sotto i 1000€ erano segnalate) può rappresentare la possibilità di toccare con mano e dare concretezza ad una passione che rimane spesso inespressa per paura o incertezza. Come si inizia una collezione? Quando, cosa e perché si compra? Cécile e la sua équipe vogliono proprio guidare i collezionisti verso una maggiore consapevolezza di questa pratica (a questo scopo è stata realizzata guida del collezionista, l’esposizione di una selezione di opere appartenenti al collezionista belga Galila Barzilaï Hollander e percorsi guidati all’interno della fiera), creando uno spazio dinamico, i cui concetti chiave sono qualità, incontro e innovazione. Lo scambio che si crea tra tutte le parti coinvolte, galleristi, collezionisti e artisti, annulla la distanza mitologica che spesso si crea tra questi, rendendo il salone anche un’importante occasione di riflessione sul mercato artistico fotografico.

 

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