Il titolo della mostra allestita fino al 21 marzo alla Galleria Flaviostocco di Castelfranco Veneto include in un neologismo sincratico tutte le tematiche racchiuse nei lavori esposti.

Fraintendimenti e tensioni del vivere quotidiano trasferiti negli arnesi di uso comune. Diversi oggetti iconici il cui topos è insito nell’immaginario collettivo abbandonano il loro scopo di utilizzo e assumono una valenza simbolica totalmente nuova. L’effetto nel pubblico è un disorientante senso di precarietà. Se osserviamo I’m (2013), installazione nella quale un uomo tenta invano di emergere da una superficie aggrappandosi a un’asse di legno, ci sentiamo impotenti spettatori di qualcosa il cui effetto salvifico sembra non presentarsi mai.

Mattia Novello, I'm (2013), Courtesy the artist and Galleria Flavio Stocco

Mattia Novello, I’m (2013), Courtesy the artist and Galleria Flaviostocco

Alle volte una sensazione simile alla frustrazione si impadronisce del fruitore, come nel lavoro Bilanciamento relativo, in cui un pallone da basket è in bilico nell’equilibrio irreale di un’azione sospesa. Chiediamo a Mattia Novello qual è il messaggio personale dietro a questo progetto e lui risponde serenamente che “A fare questo lavoro un po’ si soffre” e l’intento è quindi quello di destare nel pubblico un po’ dei tormenti che fanno parte del processo creativo.

Mattia Novello, Bilanciamento Relativo (2014), Courtesy the artist and Galleria Flavio Stocco

Mattia Novello, Bilanciamento Relativo (2014), Courtesy the artist and Galleria Flaviostocco

A un certo punto del percorso troviamo un capestro al neon pendente dal soffitto (Illumino l’immenso 2015), come in un’impiccagione, tuttavia l’elemento luminescente conferisce un connotato tutt’altro che sinistro. “Nel cappio mi sono concentrato sulla idea di infinito e come rappresentarlo. Smembrarlo dal concetto di suicidio, un simbolo di qualcosa che continua.” Ci spiega Novello.
Il prossimo lavoro di cui intendiamo occuparci è un dipinto realizzato con un copertone Flat layers – occhio azzurro (2015) che dialoga con un pneumatico ricoperto di velluto Soffice spinta (2014), “Si tratta mediazione tra pittura e scultura, è un oggetto di uso comune, è artificiale ma la forma perfettamente tonda si avvicina ciò che c’è di massimamente perfetto in natura. Inoltre la ruota è un motore, il copertone tocca sempre per terra ma è anche uno strumento che ho potuto utilizzare per realizzare un’opera pittorica”. Il copertone viene quindi elevato a dispositivo di realizzazione estetica.

Fraintesioni, Exhibition view (Flat layers 2014 and Soffice Spinta 2015), Courtesy the artist and Galleria Flavio Stocco

Fraintesioni, Exhibition view (Flat layers 2015 and Soffice Spinta 2014), Courtesy the artist and Galleria Flaviostocco

Quasi tutti i lavori sono stati prodotti appositamente per questa mostra. Tuttavia è possibile avere un’idea delle tematiche toccate dalla ricerca precedente in uno dei lavori della serie in resina del 2013, Libertà di peccare. Si tratta di quattro mele che, grazie a un lavoro sulle luci e trasparenze, assumono un’identità evolutiva in un rapporto di metafore antitetiche. Dall’oscura pienezza del nero che sfuma nel grigio, che fa apparire il frutto quasi corrotto, alla trasparente purezza dell’ultima mela, della quale rimane poco più del torsolo. Quest’opera rappresenta per Mattia Novello la libertà assoluta dell’uomo postmoderno, quella necessità immediata che impone di essere e di fare ciò che si vuole, in tutte le sue sfaccettature. “Ciò che mi piace della resina è che non è un materiale nobile ma composto, non è naturale ma posso dargli la forma che voglio”.

Mattia Novello, Libero di peccare (2013), Courtesy the artist and Galleria Flavio Stocco

Mattia Novello, Libero di peccare (2013), Courtesy the artist and Galleria Flaviostocco

Gli chiediamo con quale medium ritiene di potersi esprimere al meglio. “Riesco a spaziare agevolmente, e non so se sia un vantaggio o uno svantaggio. Per indagare il rapporto tra padre e figlio ho scelto la scultura, per trovare il mio spazio personale scelgo la fotografia. Tuttavia penso alla scultura come mezzo al quale non riesco a rinunciare”. In effetti la componente tridimensionale sembra essere sempre presente: nella fotografia e nelle installazioni, quale punto di partenza e finale della concretizzazione dell’opera, e nei dipinti, in cui l’oggetto assurto a scultura diviene spesso strumento di realizzazione.
E per quanto riguarda l’archiviazione del proprio lavoro? Chiediamo a Mattia Novello come si comporta in tal senso. “Fotografo e catalogo ogni lavoro che espongo, tuttavia non ho ancora sentito la necessità di archiviare tutta la mia produzione”.
Prossimamente lo vedremo in mostra alla galleria galleria Amy-d Arte Spazio di Milano con una serie di lavori realizzati in grafene, un nuovo materiale derivato dalla grafite inventato nel 2009, e la cui scoperta è valsa il premio Nobel per la fisica a Andrej Gejm e Konstantin Novoselov, ricercatori dell’Università di Manchester.

 

Mattia Novello | Fraintesioni
Galleria Flaviostocco
Via Borgo Pieve 21, Castelfranco Veneto (TV)
Dal 28 Febbraio 2015 al 21 Marzo 2015
H: 10.00 – 12.30, 16.00 – 19.30

www.flaviostocco.it