Un fungo magico gigante ed un dado fuori misura hanno aperto le danze della dodicesima edizione di Frieze London 2014

Si tratta dello stand di Gagosian, adibito a scenario per uno degli esperimenti di Carsten Höller, nelle intenzioni un parco giochi per bambini, a tutti gli effetti un laboratorio comportamentale per i visitatori.

Frieze London 2014. Ph Jacopo Muzio

Frieze London 2014. Ph Jacopo Muzio

Il percorso tra le gallerie presenti in fiera conferma la direzione sempre più netta verso la consacrazione di artisti affermati nell’industria culturale; un risultato sostanzialmente annunciato dalla scomparsa della sezione Frame che fino all’anno scorso vedeva gallerie emergenti presentare mostre personali di giovani artisti. Una scelta solo in parte compensata nelle volontà dalla conferma della sezione Focus dedicata alle gallerie con meno di 10 anni e dall’aggiunta del settore Live, dove sei gallerie hanno proposto performance non proprio indimenticabili.
Frieze ha offerto una visione esauriente di tutte le attuali tendenze, dalla pittura figurativa a quella minimale, dalle poetiche dell’ironia e del divertissement ad un rinnovato interesse per le tematiche politiche (in netta minoranza).
Non sono mancate le proposte di allestimenti spettacolari: richiamando l’intero serraglio di artisti della galleria, l’artista e curatore Mark Wallinger ha interpretato lo stand di Hauser & Wirth come un boudoir freudiano per un collezionista ossessivo, mentre Rosa Barba ha realizzato per la galleria Giò Marconi una macchina coreografica di sculture filmiche ritmate da asincronismi, movimenti meccanici e successioni modulari.

Frieze London 2014. Ph Jacopo Muzio

Frieze London 2014. Ph Jacopo Muzio

Mode culturali a parte, Frieze si conferma una formidabile operazione commerciale. Tra le vendite più importanti si registrano per White Cube “Because I Can’t Have You I Want You” (ovvero i pesci in forma aldeide) di Damien Hirst con 4 milioni di sterline, risultato raggiunto anche dall’installazione di microfoni di David Hammon; la galleria Spruth Magers, invece, ha fatto sold-out con Andreas Gursky e George Condo, le quali opere sono quotate per mezzo milione di sterline. Tra le vendite a soli quattro zeri, le sculture di Darren Baren, £10,000, e Cory Arcangel, 60.000£ (dati Artnet e New York Times).
La fiera non pubblica i dati di vendita ufficiali; il polso della situazione tuttavia è dato dalle vendite di arte contemporanea da parte delle case d’asta londinesi per 4,9 miliardi di euro, registrando un notevole incremento dai 593 milioni di euro del 2003 (dati European Fine Art Foundation).

Vedremo se la FIAC di Parigi, inaugurazione mercoledì 22 ottobre, saprà far meglio.

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