L’ultimo dei grandi scultori norvegesi, scomparso 13 anni fa, ha lasciato un’importante eredità. Dal monumento all’unità nazionale alle bambine e ai clown: “L’arte è gioia” – soleva ripetere.

Villa Faraldi è un piccolo comune dell’entroterra ligure della provincia di Imperia. “La piccola Atene fra gli ulivi”, come qualcuno l’ha ribattezzata. Luogo per lo più silenzioso, arroccato in una valle che guarda il mare e si bea tra muretti a secco e distese di piante di olivi.

Qui ha vissuto una buona parte della sua vita Fritz Røed, nato nel 1928 a Bryne in Norvegia e scomparso proprio a Villa Faraldi nel 2002.

Prima di approdare in Italia girovagò a lungo in Scandinavia e poi anche a Parigi. Fu allievo dell’altro grande scultore norvegese, Palle Storm, e debuttò per la prima volta nel 1956 alla Autumn Exhibition di Oslo presentando due figure di bambini. Bambini che torneranno in tutta la sua produzione successiva.

“L’arte è gioia” – ripeteva spesso a chi lo frequentava e ai critici. Tutta la sua ricerca si pone nel solco di una visione dionisiaca dell’universo. La sua visione della realtà è aliena da complicanze trascendentali o da visioni che non siano immediatamente percepibili.

 

"Swords in rock", monument dedicated to the unification of Norway

Fritz Roed, Spade nella roccia, monumento dedicato all’unificazione della Norvegia

La vita è bella, tutta da godere, assaporare, vivere intensamente minuto per minuto. Attratto dalla bellezza, dall’armonia, dalla decifrazione delle leggi dell’universo che in ogni aspetto del reale sono, appena lo si voglia, godibili, Fritz Røed ama il mondo così com’è. E quando tenta una deformazione, questa assume subito un aspetto divertito, che pone in rilievo, con autentico sense of humour, aspetti vagamenti grotteschi, ridicoli, esagerati dell’umanità.

La Venere callipigia, le Pomone, le opulenze di tutta una tradizione scultorea e pittorica non solo occidentale, hanno influenzato il mondo in cui Fritz Røed affronta la figura femminile. Un modo amoroso, concreto, compiaciuto delle sinuosità, dei turgori, del movimento, dello spessore delle carni.

"Little Princess of the Sun"

Fritz Roed, Piccola principessa della domenica, Villa Faraldi, Italia

Una scultura tripudiante, che si avvale di una mitologia panica, che colloca uomini e donne in una sorta di Eden primordiale, dove i pampini sono l’ornamento naturale, la muscolatura vibrante una gioiosa scoperta, il “vissuto” una necessità. Ottimo come ritrattista, quando Røed affronta temi nati da un’impressione, ecco che affiorano reminiscenze: il Picasso della suite Vollard nelle “tavole dorate”; Giacometti nella verticalità di certe donne sui trampoli o, ancora, nella voluta asperità delle spade simboliche dedicate all’unificazione della Norvegia, forse la sua opera più nota.

Si riscontrano in Fritz Røed due nature, due stili, più modi di affrontare la scultura. Una vena realistica, sostenuta da un mestiere saldo e sapiente nei ritratti; un modo verticale e stravolgente nelle composizioni allegoriche, dove l’invenzione si avvale del non finito e delle asperità materiche, a volte anche del colore, e, ancora, un modo divertito, scanzonato, vagamente dissacratorio ma sempre dettato da umana comprensione e tollerante, se non complice, partecipazione.

Jumping Centaur, Fritz Roed Sculpture park

Centauro saltellante, Fritz Roed Sculpture Park, Bryne, Norvegia

Fritz Røed ha lasciato al suo comune natio (Bryne) ben dieci opere, che sono confluite nel Fritz Røed Sculpture Park, a cui ha personalmente lavorato sino alla morte. “Un inno alla vita”, in cui lo scultore – immaginando il parco tematico come una canzone – idealmente conduce per mano il visitatore attraverso tematiche come la libertà, la gioia, la pace, la speranza e la felicità di vivere

Gian Maria Brega

 

Cover image: Clown, Fritz Røed Sculpture Park, Bryne, Norvegia

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