Si è tenuto il 7 luglio a Luzzara un incontro con Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi fotografi italiani che ha documentato la società di un paese attraverso il linguaggio innovatore che lo contraddistingue.

Quel paese e la fotografia: sessant’anni di storia per immagini, questo il titolo dell’incontro organizzato dal Centro Culturale Zavattini. Il tema è stato il legame tra Berengo Gardin e Luzzara, cittadina della provincia di Reggio Emilia della quale il fotografo è stato nominato cittadino onorario. E l’affetto da parte della cittadinanza si percepiva forte in quella sala dove Mosè Franchi, direttore di Image Mag, ha condotto un’intervista durata più di un’ora e mezza in cui si sono toccate le tematiche più interessanti relative alla produzione del libro Un paese vent’anni dopo, attraverso il quale Berengo Gardin ha documentato in modo fedele e senza retorica un luogo che era già stato ritratto vent’anni prima da Paul Strand in Un paese, opera commissionata dell’amico Cesare Zavattini.

Ma un fotografo allora relativamente giovane non avrebbe mai pensato di misurarsi con un maestro noto a livello internazionale,fino all’incontro nella metà degli anni ‘70 con Zavattini a Roma, il quale parlando gli chiede cosa ne pensa del lavoro di Strand. Berengo Gardin fornisce una risposta schietta e ineccepibile. Dice che Un paese non è un reportage, bensì una visione lirica e poetica di un paese, un ottimo lavoro che tuttavia aveva con ogni probabilità disatteso le richieste del rappresentante più autorevole del Neorealismo italiano. Così Zavattini gli propone di dare la sua personale visione di Luzzara, gli dà l’opportunità di dimostrare le sue capacità.

 

Un paese vent'anni dopo, Zavattini-Berengo Gardin

Un paese vent’anni dopo, Zavattini-Berengo Gardin

 

Ci pensa e ci ripensa, poi decide di buttarsi a capofitto in un’operazione fotografica che lo porterà a intessere un legame indissolubile con la città di Luzzara e con i suoi abitanti, i quali dovevano risultare privi di poetismi e dovevano essere, nei limiti delle possibilità concesse dal passare degli anni, gli stessi ritratti da Strand.  Ci racconta della difficoltà di ritrovarli e di quanto fosse importante entrare nelle loro case e catturare gli attimi di vita quotidiana, “un documentario sulla vita degli anonimi” come auspicò anni prima Leo Longanesi parlando di cinema. Ci racconta anche che, una volta rintracciati, il postino, il macellaio, e tutti gli altri, si erano messi nella medesima posa di vent’anni prima nonostante ricordassero pochissimo dell’esperienza con Strand. Chiamati a rapporto nuovamente si sentivano importanti, si sono sentiti e si sentono ancora parte di qualche cosa di grande, un’occasione unica di rappresentare con orgoglio le proprie origini. Un paese vent’anni dopo è risultato un lavoro sincero che integra e compensa Un paese, anzi, “si integrano a vicenda” ci tiene a sottolineare.

La volontà di Berengo Gardin è stata come sempre di rappresentare la realtà senza artifici, una concezione che si è persa dopo l’introduzione del digitale, del quale egli ne riconosce le potenzialità ma ne aborre al contempo le insidie. Ha tenuto infatti a precisare che una foto non deve essere bella, deve essere buona, deve saper comunicare, e che il fotografo non è un artista, è un artigiano che deve testimoniare la realtà e offrirla ai sensi in modo spontaneo. Gli chiediamo allora se un fotografo non possa esprimere qualcosa di bello, se non possa essere definito un artista, “sì ma non deve essere il fotografo a definirsi artista. Deve essere il critico a sostenere che il fotografo ha fatto un’opera d’arte, il problema di oggi è che troppi fotografi si sentono artisti, pensano solo a fare belle fotografie” Anche quelli che escono dalle Accademie? “Soprattutto quelli che escono dalle Accademie”.

Gianni BerengoGardin è anche un professionista che archivia e cataloga ogni singola foto, sia per necessità organizzative che al fine di tutela del proprio lavoro, altrimenti come potrebbe avere il controllo su centinaia di serie prodotte per un milione e mezzo di negativi?

Ilaria Carvani

 

Cover image: Un paese vent’anni dopo, Zavattini – Gianni Berengo Gardin, Courtesy Fondazione un Paese

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