Uno schieramento di stalattiti coniche ruotano su se stesse e diagonalmente modulando uno spazio controllato in ogni fase cinetica ed al tempo stesso connotato da una forte libertà plastica.

Si tratta dell’ultimo ambiente (Spazio diagoniometrico) progettato da Gianni Colombo, la cui ricostruzione è esposta alla galleria A Arte Invernizzi di Milano dove è presentata l’ultima esposizione dell’artista (1992) con un arricchimento di fonti e documenti d’archivio.

Tutta la mostra si configura come un teatro di azioni e reazioni impreviste, a cominciare dalla scala che porta al piano superiore dello spazio espositivo: a prima vista del tutto ordinaria se non fosse che i gradini hanno inclinazioni anomale, con pendenze appena alterate e piani tra loro divaricati che mettono in discussione il movimento abituale. Si tratta di una variante di Bariestesia, opera concepita da Colombo a partire dal 1975, un dispositivo comportamentale che dichiara il rapporto con Duchamp, confermato dal progetto originale dell’opera (in esposizione) dove l’artista aveva riportato sopra lo schema grafico della scala la fotocopia del Nu descendant un escalier.

 

Gianni Colombo Spazio diagoniometrico (Reconstruction), 2015 Friedberg, 1992 / Milan, 2015 Wood, photographic paper, electromechanical animation variable environmental sizes © Gianni Colombo - Photo: Bruno Bani, Milan Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milan and A arte Invernizzi, Milan

Gianni Colombo, Spazio diagoniometrico (Reconstruction), 2015, Friedberg, 1992 / Milan, 2015, Wood, photographic paper, electromechanical animation variable environmental sizes © Gianni Colombo – Photo: Bruno Bani, Milan, Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milan and A arte Invernizzi, Milan

 

Lo spettatore vive in mostra la condizione di essere soggetto ed essere assoggettato, attivando delle relazioni non solo con l’opera (ed il suo autore) ma anche con il pubblico-voyeur che registra l’esperienza altrui diventando, oltre che protagonista, testimone di molteplici reazioni. Le opere in mostra rivelano, oltre alla veste “cinetico-programmatica”, un’accezione vitale ed a tratti organicista. Se la ricerca di prospettive alterate e la tendenza ad attribuire tratti biomorfi all’inanimato sono caratteristiche presenti nello Spazio diagoniometrico, in Strutturazione pulsante – dove la griglia di parallelepipedi produce un movimento palpitante – ed in Spazio curvo – connotato da una sinuosa flessibilità – l’interesse per la ricerca di forme neutre, elaborate in senso architettonico con una plasticità piena, si rivolge a fissare il principio tecnico ed al tempo stesso organico della realtà. Sorprende, ad ogni nuovo incontro con Gianni Colombo, quanto il suo lavoro, superando le nozioni di arte programmatica e cinetica, sia interpretabile come “opera aperta”.

Deianira Amico

 

Gianni Colombo. L’Ultimo ambiente

A cura di Marco Scotini

A Arte Invernizzi, Milano

Fino al 16 luglio 2015

Cover image: Gianni Colombo Spazio curvo, 1992, Polyvinyl and ultraviolet lamp, variable environmental sizes  © Gianni Colombo – Photo: Bruno Bani, Milan, Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milan and A arte Invernizzi, Milan

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