Jonas Mekas, nume tutelare del Nuovo Cinema Americano, parla di arte, di Internet, della sua mostra a Venezia, e del perché si ritiene fortunato a essersi ritrovato esule a New York negli anni ’50.

1 Writing Period

Writing Period, courtesy Jonas Mekas

Con alle spalle una carriera lunga più di sessant’anni, Jonas Mekas è sempre stato un pioniere nel quadro dell’arte contemporanea. Regista sperimentale e figura chiave del New American Cinema, Mekas nasce in Lituania nel 1922. In fuga dagli orrori dell’Europa post bellica, nel 1949 si ritrova a New York; qui acquista la sua prima cinepresa 16mm e inizia a filmare brevi momenti di vita quotidiana. Nel 1954, assieme al fratello Adolfas, fonda la rivista seminale Film Culture e, dieci anni più tardi, viene coinvolto nella costituzione del Filmmakers’ Cinematheque, che successivamente diviene l’Anthology Film Archive, uno dei più grandi centri al mondo per la conservazione e lo studio di film e video. Nel 2006, ad un anno dalla nascita di Youtube, Mekas apre jonasmekas.com, una sorta di video diario online, e nel 2007 realizza 365 Day Project, composto da brevi filmati caricati ogni giorno sul suo sito durante l’intero anno.

Film Period -- Bolex Camera © Michael Chikiris

Film Period — Bolex Camera © Michael Chikiris

All’età di 92 anni, Jonas Mekas non ha ancora dismesso i panni dello sperimentatore. La sua ultima mostra, The Internet Saga, curata dal duo italiano Francesco Urbano Ragazzi, esplora le dinamiche della rete attraverso lavori dal forte carattere diaristico quali In an Instant it All Came Back to Me and Online Diary, evidenziando come l’interesse di Mekas nei confronti delle tecnologie del web e del modo in cui esse hanno trasformato il suo fare artistico sia tutt’altro che sopito.

Jacopo Nuvolari: Vorrei iniziare l’intervista con una domanda inerente alla sua attuale mostra a Venezia, The Internet Saga, curata dal duo Francesco Urbano Ragazzi; come l’hanno convinta ad unirsi al progetto?

Jonas Mekas: Non è stato in effetti difficile convincermi. Il progetto presentatomi dai curatori era sia interessante che stimolante, una sfida per così dire. Ed io senza dubbio amo le sfide.

J.N: Come suggerisce il titolo, l’esibizione ruota attorno al web, uno strumento di comunicazione che le è evidentemente familiare; che cosa l’ha spinta ad interessarsi a questo medium?

J.M: Ho cominciato ad interessarmi a Internet perché ritenevo che le tecnologie che stavo utilizzando stessero diventando obsolete, e fossero inadatte a soddisfare le esigenze dell’attuale.

 

 Video Period -- Sony Video Camera © Sebastian Mekas

Video Period — Sony Video Camera © Sebastian Mekas

J.N: A proposito di Internet, il suo sito, che funziona come un video diario online, apre nel 2006, poco dopo la nascita di Youtube; quali erano le sue aspettative quando ha incominciato?

J.M: E’ successo esattamente ciò che mi aspettavo. Dopo tutto, la rivista che iniziai a pubblicare nel 1954 si chiamava Film Culture… Il mondo in cui viviamo è dominato dalla cultura dell’immagine in movimento. Le tecnologie sono cambiate per adattarsi ai nostri bisogni, per permetterci di comunicare più efficacemente ed in modo più personale con gli altri in una società che di fatto tende a spersonalizzare tutto. Internet rappresenta se vogliamo una risposta al nostro bisogno di intimità.

J.N: Molti suoi lavori presentano un evidente carattere diaristico, e 365 Day Project non fa eccezione. Come è nato il progetto?

J.M: L’idea mi è venuta improvvisamente… Approcciarmi alla realtà in maniera diaristica fa effettivamente parte della mia natura; ho un diario da quando ho sei anni. Quando ho deciso di convertirmi al digitale e utilizzare Internet, mi è venuto spontaneo cercare di realizzare un filmato al giorno. All’inizio non mi ero reso conto di quanto potesse essere difficile… Ma come ho detto, non temo le sfide.

 

Current Period Digital, Internet

Current Period Digital, Internet, courtesy Jonas Mekas

J.N: Una domanda più personale ora; lei si trasferì a New York nel 1949, in concomitanza con l’inizio di uno dei periodi artisticamente più fecondi per la città. Che cosa ha significato prendere parte a questo fermento culturale? E ritiene che New York sia ancora oggi una città artisticamente interessante?

J.M: A dire la verità, non mi sono trasferito a New York, ci arrivai grazie all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ero un esule. E fu una fortuna, in un certo senso, perché mi permise di giungere in città proprio quando la Beat Generation muoveva i primi passi, quando John Cage era anch’egli da quelle parti, così come Buckminster Fuller e Georgia Maciunas con Fluxus, e James Dean, e Coltrane, e wow! Sono stato davvero fortunato!

Oggi? Oggi i movimenti artistici non sono legati ad un solo luogo come invece accadeva nel ventesimo secolo. Rappresentano fenomeni globali. Ne emergono di nuovi dappertutto. E in parte è anche merito di Internet.

J.N: Al di là della sua produzione artistica, uno dei sui più grandi successi personali è l’Anthology Film Archive. Ho letto recentemente che sta raccogliendo fondi per ampliare l’edificio che lo ospita; come sta andando?

J.M: Il mondo conosce l’Anthology Film Archive per i suoi film, le sue proiezioni, per il suo impegno nel tutelare e preservare il lavoro di cineasti indipendenti. Pochi sanno che esso ospita anche una immensa collezione di materiale audio e cartaceo – libri, periodici, documenti, e così via – e ritengo sia necessario che esso sia reso consultabile da parte di studenti e studiosi di cinema. Dato che buona parte di questo materiale attualmente si trova in scatoloni, ho deciso di impegnarmi in una raccolta fondi per finanziare la costruzione di un nuovo piano nell’edificio che ospita l’archivio per realizzare una biblioteca. Ci vorranno sei milioni di dollari… Mi ci vorrà un po’ per raccimolarli tutti. Se qualcuno di voi volesse contribuire, è il benvenuto. Questa biblioteca dopo tutto non è certo per me; è per voi!

J.N: Spesso la si definisce un pioniere, un cineasta d’avanguardia; cosa significa per lei essere all’avanguardia oggi?

J.M: Essere all’avanguardia significa fare ciò che nessun altro vuole o può fare, benché sia evidentemente necessario.

Jacopo Nuvolari

 

The Internet Saga continua sino al 22 Novembre presso Palazzo Foscari Contarini, Fondamenta S. Simeone Piccolo, 30135 Venezia.

Link: www.internetsaga.comwww.jonasmekas.com

Cover image: Current Period Digital, Internet, courtesy Jonas Mekas

Questo articolo è disponibile anche in Inglese