In Part, curata da Nicholas Cullinan, è la collettiva attualmente in mostra alla Fondazione Prada di Milano fino al 1 novembre.

La mostra, allestita nella galleria nord, una delle ex strutture della vecchia distilleria che compongono la nuova Fondazione Prada, presenta le opere di diciasette artisti contemporanei provenienti dalle gallerie d’arte di tutto il mondo.

Un percorso espositivo che si muove tra diverse tipologie artistiche del ‘900: pittura e scultura, fotografia e film. Il filo conduttore della mostra è il tema della mancanza, della cesura, attraverso la rappresentazione di frammenti di corpo umano che mostrano la loro eterogeneità e la loro incompletezza. Nudi frammenti che segregati dal loro originario intero, riescono a conquistare una nuova unità, una direttrice in grado di isolare l’elemento dalla totalità dell’universo.

La prima sala è dedicata esclusivamente alla mano partendo da quella con le dita mozzate (tranne per il dito medio) di Maurizio Cattelan, uno studio in formato ridotto della scultura in marmo di Carrara collocata in Piazza Affari a Milano, “L.O.V.E.”.

Tra le opere più significative il film in bianco e nero di Richard Serra, “Hand Catching Lead”, 1968; inquadratura statica di una mano che ripetutamente tenta di afferrare dei pezzi di metallo che cadono ininterrottamente dall’alto.

 

Richard Serra, Hand Catching Lead, 1968 Exhibition view of ‘In Part’ curated by Nicholas Cullinan Fondazione Prada, Milano, 2015 Photo Attilio Maranzano Courtesy Fondazione Prada

Richard Serra, Hand Catching Lead, 1968
Veduta della mostra ‘In Part’ curata da Nicholas Cullinan
Fondazione Prada, Milano, 2015
foto Attilio Maranzano, Courtesy Fondazione Prada

Terminato il discorso sulla mano, Cullinan passa al tema del taglio, del frazionamento del piano di visione, dello zoom. Ecco quindi due opere di Domenico Gnoli, “Capigliatura femminile” e “Waist Line”, rispettivamente del 1965 e del 1969, tele regolari, asettiche, estremamente limpide e algide di una referenzialità quasi ossessiva. Fa da contraltare il ‘dipinto col fuoco’ di Klein, nel quale il genio francese si cimenta con le sagome di due corpi femminili che sembrano evaporare nella mancanza di una forma regolare. Grazie all’utilizzo del fuoco l’artista riesce a ottenere un forte equilibrio tra esplosione e implosione, un equilibrio dinamico tra presenza e mancanza.

Llyn Foulkes, Pino Pascali e Man Ray sono solo alcuni degli artisti che si incontrano proseguendo il percorso prima di incontrare l’opera di Lucio Fontana “Testa di Medusa”, 1948-54. Medusa è una figura della mitologia greca: secondo il mito aveva il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il suo sguardo. Verrà decapitata da Perseo ed è per questo che nella storia dell’arte la testa è l’elemento iconografico con la quale verrà sempre identificata. Fontana decide di rappresentare la mitica Gorgone realizzandone un mosaico a pasta di vetro e cemento: impossibile non bloccarsi di fronte alla scultura, ulteriormente frammentata grazie alla tecnica del mosaico, in grado di illuminare la zona circostante, immobilizzando l’osservatore intento a decifrare le mille parti dell’insieme.

 

Lucio Fontana Testa di medusa 1948-1954 In the background: Charles Atlas Teach 1992-1998 Exhibition view of ‘In Part’ curated by Nicholas Cullinan Fondazione Prada Milano 2015 Photo Attilio Maranzano Courtesy Fondazione Prada

Lucio Fontana, Testa di medusa, 1948-1954
Sullo sfondo: Charles Atlas, Teach, 1992-1998
Veduta della mostra ‘In Part’ curata da Nicholas Cullinan, Fondazione Prada Milano, 2015
foto Attilio Maranzano, Courtesy Fondazione Prada

La mostra si conclude con l’installazione video di Charles Atlas “Teach”, 1992-98, un videoritratto nel quale il soggetto truccato in modo pesante mima le parole di ‘Take a look’ di Aretha Franklin. L’attore è Leigh Bowery, un artista di rilievo nella Londra degli anni ’80 – ’90. Uno sguardo, quello di Bowery, innanzitutto verso se stesso, un’abiura, una liberazione dell’anima dal corpo, delle espressioni, della comunicazione per opera dell’anima. Anche in questo caso è il piano dell’inquadratura ad essere frazionato, l’immagine raddoppiata in modo asimmetrico, espediente che ipnotizza l’osservatore spaesato e stregato al tempo stesso di fronte alla performance di Bowery.

In alcuni casi la sensazione di frammentarietà non viene percepita come tale grazie alla straordinaria forza iconica della parte inquadrata, come per Gnoli o la mano di Cattelan; in altri casi la mancanza porta lo spettatore alla ricerca di quel qualcosa che non è rappresentato, all’integrazione complementare. In tutti i frangenti, in conclusione, l’artista si è liberato del canone della rappresentazione complessiva del corpo, decidendo di creare nuove relazioni tra diverse unità, nuove virtù per i frammenti in questione.

Alessandro Torre

 

Link: http://www.fondazioneprada.org/exibition/in-part/

Cover image: Giulio Paolini, Intervallo, 1984, Veduta della mostra ‘In Part’ curata da Nicholas Cullinan, Fondazione Prada Milano, 2015, foto Attilio Maranzano, Courtesy Fondazione Prada

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