Jack Lang, classe 1939, ex ministro della Cultura francese e punta di diamante del governo socialista di Mitterand, fa il suo ingresso nell’auditorium. È sportivo, sorridente, impomatato.

Siamo alla fondazione Maison du Maroc, alla Cité Universitaire di Parigi, dove Lang è stato invitato per la conferenza “La Cultura: la leva del vivere insieme”.
Per la capitale francese sono mesi carichi di eventi sulla cultura araba: il Louvre ospita la mostra Le Maroc médiéval, l’Institut du Monde Arabe ne ospita una sull’arte contemporanea marocchina e la Maison du Maroc si fa promotrice di quest’incontro.
Jack Lang è un highlander della politica d’Oltralpe. Un francese su tre lo crede ancora ministro.
Lo speaker di France2, Abderrahim Hafidi, lo presenta al pubblico con un lungo elogio in pompa magna, descrivendolo come l’erede di Prospère Merimée e dell’Abbé Gregoire nella Francia sessantottina.
Si passa poi ai temi caldi: la percezione del mondo arabo in Europa in un periodo delicato come il nostro, l’arte in tempo di crisi, l’integrazione, la politica.

Institut du monde arabe

Institut du monde arabe

«Negli anni Ottanta usavo l’espressione Exception Culturelle. Oggi la ritengo linguisticamente raccapricciante, ma il suo significato è sempre efficace. La cultura è un eccezione, e come tale ha bisogno di una protezione speciale. Dobbiamo prenderci cura dell’arte, del teatro, del cinema. In questi campi la regola del profitto immediato non deve essere nemmeno presa in considerazione.
Oggi la crisi mette in ginocchio il mondo dell’arte. Quello che la politica non capisce più, è che un investimento culturale è un investimento economico che punta alla crescita. Con Mitterand abbiamo ricostruito o riabilitato un gran numero di istituzioni. Basti citare la ristrutturazione di più di cento musei, l’invenzione della Fête de la Musique o l’apertura dell’Institut du Monde Arabe su progetto di Jean Nouvel. Non dimentichiamo poi il progetto Grand Louvre, che sta portando i suoi frutti con la collaborazione con gli Emirati Arabi e il nuovo museo ad Abu Dhabi.
Sul presente bisogna andar piano con le critiche, ma sulla questione budgetaria e sui tagli non ho nemmeno voglia di fare polemiche. Je ne comprends pas, simplement je ne comprends pas! La diminuzione dei crediti è priva di senso. Non sono d’accordo, sono disarmato.»
Dal 2013 Lang è presidente dell’Institut du Monde Arabe. Nel 1989 vi ha accolto il leader palestinese Arafat, snobbato in maniera imbarazzante dalla maggior parte delle autorità europee.
La cultura è una leva per lo sviluppo e ha un ruolo di resistenza. È su questo punto chiave che Monsieur le Ministre, come lo chiamano tutti, insiste particolarmente: «È un’evidenza. Guardate il caso del Marocco! Rabat e Casablanca stanno per aprire due nuovi immensi teatri nazionali… per non parlare della continua fioritura di giovani artisti. Il Marocco è un grande bacino di scambi culturali. È l’unico paese che è riuscito a sfuggire al dominio Ottomano, ed è un centro di sincretismo culturale eccezionale. I nostri media ci offrono immagini caricaturali e distorte. Abbiamo una visione del mondo arabo che è deformata dalla paura.»

New theatre of Casablanca, project

New theatre of Casablanca, project

Durante i suoi dieci anni di carica Lang si è battuto a favore dell’integrazione, con una particolare attenzione al sistema scolastico. È suo il discusso progetto dell’ELCO: l’insegnamento della lingua e della cultura d’origine nei primi due cicli dell’istruzione obbligatoria.
Dopo tanti anni di lavoro il clamoroso successo del Front National di Marine Le Pen è una ferita aperta.
«Il voto a FN è una prova del fallimento dei partiti tradizionali. La gente vi vede qualcosa di tonico, di forte: una specie di speranza. È un movimento razzista e populista. Il Front National è il triste e miserabile riflesso di una politica che non è capace di rinnovarsi.»
L’Institut du Monde Arabe di Lang vuole porsi come un’alternativa a questo panorama da «demagoghi da marciapiede, che ignorano che il mondo arabo esiste in Francia dai tempi di Francesco I e di Solimano il Magnifico.»
«Quello che vogliamo fare è creare un ponte tra le culture: vorremmo essere il riflesso del passato del presente e del futuro della cultura araba in Francia. Nei prossimi mesi sono previsti incontri, forum e mostre che si iscrivono nei progetti che l’Institut porta avanti da anni. Ci sarà una mostra sulla Via della Soia, una su Iside e Osiride, fino ad arrivare alla Street Art. Seguiranno dibatti e concerti. Quello che siamo già riusciti a fare è creare una grande passerella tra la città e le nostre iniziative, grazie alla collaborazione con grandi istituzioni come il Louvre o il Théâtre de la Ville»
Il presentatore Abderrahim Hafidi, lascia a questo punto il microfono ai suoi assistenti, per il classico momento delle domande del pubblico.
Da vero gentleman, Jack Lang, riesce a svicolare da qualche domanda fuori luogo posta da un paio di signore infervorate, che lo interrogano sugli scandali legati al divieto di usare il velo integrale in Francia. Poi, più serio, riprende la conversazione in mano e conclude la chiacchierata ringraziando con aria serena l’organizzazione. La sala si svuota lentamente.
Nella hall della Maison du Maroc delle scintillanti e profumate teiere attendono il pubblico, accompagnate da un ricco buffet. Jack Lang dedica un momento a tutti, chiacchiera tranquillo, da del lei agli studenti, con una naturalezza e un’eleganza che (forse) la classe politica italiana ha perso.

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