In occasione dell’Expo, il PAC mette in mostra un particolare nutrimento, quello intellettuale, offrendo uno spaccato dell’arte contemporanea cinese attraverso un approccio poco occidentale.

Visitabile fino al 6 settembre, Jing Shen – L’atto della pittura nella Cina Contemporanea esplora gli influssi dell’arte classica cinese nella gestualità artistica contemporanea, senza esoticità o semplificazioni.

Uno degli intrinseci errori che commettiamo nei confronti l’arte orientale è quello di guardarla con la lente della nostra cultura, applicando a queste esperienze somiglianze e rimandi più o meno evidenti al nostro patrimonio visivo e nozionistico. L’estrema difficoltà per una persona nata e vissuta in Europa con una forte eredità storica e iconografica di svincolarsi da questa naturale semplificazione ha portato molti critici, curatori e istituzioni a cercare dei processi di continuità dove faticavano ad esistere o di colmare la distanza talvolta grandissima tra le due culture.

 

XU Zhen (Produced by MadeIn Company), Under Heaven-20120730, 2012, Oil on canvas, aluminum board, 200 x 140 x 15 cm 徐震 - 没顶公司出品, 天下-20120730, 2012年,  布上油画,铝,200 x 140 x 15 cm Courtesy of the DSL Collection

XU Zhen (Prodotto da MadeIn Company), Under Heaven-20120730, 2012, Olio su tela, 200 x 140 x 15 cm, Courtesy of the DSL Collection

L’approccio dei due curatori Massimo Torrigiani e Davide Quadrio, assieme al comitato scientifico del PAC di cui fanno parte, si focalizza specificatamente sulla cultura cinese, tralasciando di proposito influssi occidentali e implicazioni sociologiche e politiche, che pur essendoci non sono state volutamente analizzate, concentrandosi sulla poeticità del gesto pittorico.

Il cinese è una lingua di estrema sottigliezza, tonale, in cui parole graficamente uguali mutano di significato a seconda dell’intonazione della pronuncia, la cui comprensione comunicativa si compie solo attraverso la sintonia tra l’intenzione di chi parla e la sensibilità di chi ascolta.  È questo anche il caso di Jing Shen, titolo della mostra, che significa nel contempo “forza interiore” e “consapevolezza del gesto”, ottenuta attraverso la meditazione che precede l’azione.

La mostra si articola su questi due concetti e investiga come il gesto pittorico è interpretato da venti artisti di tre generazioni diverse, dal più anziano Li Huasheng nato nel 1944 al più giovane He Xiangyu del 1986, utilizzando diversi medium.

Wu Chi-Tsung Still Life 01-Pine, 2009, Single-channel video, 3:19:26 吳季璁, 小品之一 松, 2009年, 单频影像, 3:19:26 Courtesy of the artist and TINA KENG GALLERY

Wu Chi-Tsung Still Life 01-Pine, 2009, Single-channel video, 3:19:26, 2009,
Courtesy of the artist and TINA KENG GALLERY

 

La gestualità diventa così ripetuta (Ding Yi), controllata (Guo Hongwei), rivelata e cancellata (Kan Xuan), libera di superare le barriere del quadro (Zhang Enli), in una pittura che si rifiuta di rimanere ferma (Li Shurui), nostalgica e pittorica (Yan Pei-Ming) nella solitudine di un paesaggio dagli echi antichi (Wu Chi-Tsung) o di un’immagine del desktop del pc (Li Huasheng).

La forte linea di continuità tra Cina di allora e di adesso ci dimostra di come la globalizzazione, le migrazioni e il dialogo con l’Occidente abbiano solo arricchito di nuovi stimoli la produzione artistica sui entrambi i fronti, senza intaccare l’eredità culturale del passato, tuttora forte ed evidente nelle pratiche artistiche contemporanee.

Alessandra Ghinato

 

Cover image: Li Shurui, Untitled 2014-2015-02, 2015, acrilico su tela, 200 x 300 x 4 cm, courtesy l’artista e Aike-Dellarco

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