Intervista a Marco Genzini, collezionista e amministratore delegato di Emmegi Group, società che opera nell’ambito dei servizi e della consulenza per la comunicazione d’impresa da ormai 50 anni.

La passione per l’arte l’ha portato a costituire una società dove lo studio di nuove forme d’espressione e la creatività sono l’ispirazione del team di lavoro.
Marco Genzini, appassionato collezionista e amante delle espressioni artistiche contemporanee, ha trasformato una ex fabbrica di caffè del quartiere Isola in un luogo dove arte e lavoro dialogano quotidianamente e la creatività si esprime a tutti i livelli: all’interno dell’agenzia di comunicazione Emmegi Group sono esposti i pezzi più interessanti e audaci della sua collezione artistica.

Marco Genzini ©Antonioli Rita

Marco Genzini ©Antonioli Rita

Paola Sacconi. Da dove nasce la passione per l’arte e quando hai iniziato a collezionare?

Marco Genzini. Tutto parte dagli anni 60 quando mio papà, Oreste Genzini, si è avvicinato al mondo dell’arte o meglio… il mondo dell’arte si è avvicinato a mio padre. Oreste e il suo socio avevano un’azienda che produceva cliché e gli artisti iniziano a venire da lui per la produzione dei cataloghi in cambio di opere d’arte. All’epoca i cliché erano molto costosi e ben pochi artisti potevano permettersi di realizzarli.

Dunque l’arte è arrivata a mio padre e di conseguenza ha invaso casa. Pian piano, accumulando opere, mio padre cominciò a educarsi, a capire e diventare più cosciente sul reale talento degli artisti. Io sono nato in mezzo alle opere e ai creativi.

Paola Sacconi. Qual è stato l’insegnamento più importante da parte di tuo padre in questo settore?

Marco Genzini. Da mio padre ho ereditato la sensibilità verso i giovani artisti e continuo ad aiutarli pubblicandogli cataloghi, quando possibile, in cambio di opere d’arte, non necessariamente vedendo le opere come un investimento ma piuttosto come una forma di espressione che deve trasmettere qualcosa.

Commercialmente ci sono opere in collezione che al momento non hanno una quotazione alta ma credo siano dei pezzi interessanti e dunque non dubito che saranno rivalutati in futuro, come è appena avvenuto con Paolo Scheggi.

 

Virtual tour frame, Courtesy of Emmegi Group

Frame del virtual tour, primo piano dell’agenzia, Courtesy of Emmegi Group

Paola Sacconi. Qual è il fil rouge nella tua collezione?

Marco Genzini. Nella collezione sono evidenti le 2 mani: quella di mio padre, legata ai suoi coetanei e la mia, legata alla mia contemporaneità. Lo scarto è forte ma entrambi abbiamo osservato il nostro tempo.

La mia collezione si può definire “pop”: ci sono artisti italiani e internazionali, concettuali e minimalisti ma tutti sono rappresentati da un’opera con qualche elemento popular.

Poi vedremo come la collezione si evolverà in futuro perché adesso c’è la terza generazione pronta ad aiutarmi. Mia figlia, Victoria Genzini, che lavora presso la galleria Massimo De Carlo tra Milano e Londra, si sta avvicinando al collezionismo e mi sta consigliando cosa comprare… Ci contaminiamo a vicenda.

Paola Sacconi. Parte della tua collezione è in azienda. Come mai questa scelta?

Marco Genzini. Ho voluto portare l’arte all’interno dell’agenzia di comunicazione perché credo che la creatività ne risenta in modo positivo sia direttamente che indirettamente, a livello inconscio. Ci tengo che le persone stiano bene entrando nei miei uffici e che quel momento sia un’occasione per pensare.

La testimonianza dei dipendenti è importante e vedo che interagiscono con le opere, si fanno delle domande. Addirittura lascio libera scelta sulle opere che preferiscono avere vicino alle proprie postazioni in base ai gusti, apprezzamenti ecc.

Tutto ciò dimostra che c’è un interessamento e dunque un’interazione che sicuramente agisce positivamente sul lavoro stesso.

Artegrammi, Courtesy of Emmegi Contemporary

Rubrica Artegrammi, Courtesy of Emmegi Contemporary

 

Paola Sacconi. Come hai diffuso la collezione al di fuori del posto di lavoro?

Marco Genzini. Attraverso il mezzo digitale sto cercando di portare fuori dall’agenzia la collezione e renderla più “pubblica” possibile. Sul sito di Net-Uno, la nostra divisione web, abbiamo realizzato il virtual tour dell’agenzia così da poter esplorare tutti gli ambienti attraverso un semplice device. Da metà settembre è partita la rubrica Artegrammi sulla fanpage Facebook e il profilo Instagram di Net-Uno, un appuntamento settimanale che racconta la collezione Emmegi Contemporary e nasce dal desiderio di nutrire la mente con pillole di creatività. L’obiettivo è quello di dare spazio alla condivisione di ispirazioni e suggestioni artistiche mettendo in luce curiosità e segreti delle opere presenti in agenzia.

Ho voluto che tutti potessero godere di questa collezione in quanto credo che l’arte non debba essere chiusa nei caveau, ma piuttosto debba vivere in mezzo alla gente. Ovviamente ho dovuto fare una selezione ma i pezzi migliori sono esposti e non conservati nei magazzini. L’opera è collettiva e l’arte deve stare con le persone.

Oggi il digitale ci permette di trasmettere visivamente l’opera e le sue emozioni: naturalmente non sostituisce l’originale ma ti aiuta a pensare.

Paola Sacconi. Un consiglio per i nuovi collezionisti?

Marco Genzini. Spendere poco e guardare con il cuore e la testa. Non farsi influenzare troppo dalle classifiche e dai trend del momento. Comprare giovani che hanno una galleria di valore e di ricerca dietro. Dunque gallerie serie e prezzi bassi.

Una piccola scommessa c’è sempre a livello di investimento ma, se ti piace, hai sempre un bel pezzo in collezione da esporre e goderti.

Paola Sacconi

 

Cover image: Ingresso principale Emmegi Group, Courtesy of Emmegi Group

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