L’iniziativa Mai Visti e Altre Storie curata da Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli dell’associazione Arteco mette in luce le problematiche relative all’archiviazione, conservazione e valorizzazione dell’Arte Irregolare in Piemonte.

Mai Visti e Altre Storie è il nome dell’archivio on line dedicato alla conservazione e valorizzazione dell’Arte Irregolare contemporanea in Piemonte, patrimonio artistico e culturale altrimenti a rischio di dispersione. Il progetto, nato dalla collaborazione fra l’artista Tea Taramino e l’associazione Arteco, ha permesso la realizzazione di un database di libero accesso per la consultazione e la condivisione di un patrimonio artistico cittadino.

Al fine di promuovere e rendere l’arte un bene comune, Mai Visti e Altre Storie ha avviato un ciclo di mostre personali sugli artisti presenti presso l’archivio a cura di Arteco (Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli) con la collaborazione dell’Associazione Culturale Passages.

La prima a essere esposta presso la prestigiosa sala di Palazzo Barolo a Torino, decorata con affreschi del Legnanino, è stata Rossella Carpino, le cui opere relative al periodo tra il 1981 e il 1988 sono custodite presso il Laboratorio La Galleria (Circoscrizione 8, Torino).
Lella, come talvolta si firma, esibisce nei suoi disegni a tempera su carta una serialità nell’esecuzione di figure umane e domestiche che vengono poi celate e coperte da colori vividi e saturi fino a far scomparire i tratti distintivi di persone e paesaggi. La sfera intima del sé è negata dal colore che rende queste immagini semplici, quasi iconiche. Altro soggetto esibito, e ripetuto in plurimi, è quello della scarpa: oggetto personale, accessorio afferente alla propria personalità femminile, in questo caso affermata dalla presenza di un disegno distinguibile.

Ognuno di questi soggetti è ripetuto con una procedura quasi a stampa ed è proprio in questa gestualità che si inserisce il progetto serigrafico di Print About Me, collettivo in grado di realizzare stampe a tiratura limitata delle stesse opere originali di Rossella Carpino.

Rossella Carpino, Senza titolo (1985), Archivio Singolare e Plurale della Città di Torino, copyright Mai Visti.

Rossella Carpino, Senza titolo (1985), Archivio Singolare e Plurale della Città di Torino, copyright Mai Visti.

Valeria Ceregini: Ma come, e quando, nasce la necessità di realizzare Mai Visti e Altre Storie?
Tea Taramino, ideatrice del progetto: Mai Visti e Altre Storie, fra le diverse cose, è anche uno sviluppo naturale del mio metodo di lavoro nella conduzione dell’attività espressiva: ho iniziato a conservare e datare le opere prodotte in laboratorio, sin dai primi anni ‘80, per studiare progressi, cambiamenti o ripetizioni nei partecipanti. Così ho potuto osservare, in alcuni di loro, qualità estetiche rilevanti: ritmi, segni, colori e forme affascinanti, insolite e originali, ciò mi ha appassionata e la pratica del custodire è divenuta volontà di protezione di tale bellezza.

Ho iniziato a cercare un dialogo con altri colleghi interessati e, sulla base di questo, abbiamo formato nel 1983 il gruppo di studio “pittura intercentro” che riuniva gli atelier pubblici della Città di Torino e Provincia. In seguito alcuni colleghi, cessata l’attività, mi hanno lasciato in consegna opere e documentazioni, che tutt’ora conservo nel laboratorio La Galleria, Circoscrizione 8.

Ho anche iniziato a girare per i servizi, compresi quelli delle cooperative sociali, per raccogliere opere di autori interessanti, spesso non capiti, perché considerati ripetitivi e le cui opere finivano regolarmente nel cassonetto.
Il mio primo progetto di Archivio, documentato, risale al 1986. Era un po’ naïf, però già auspicavo l’incontro con esperti di archiviazione. Un desiderio che per essere esaudito ha dovuto attendere il fortunato incontro con Arteco, nel 2012, che vi ha poi dato forma attuale nel 2015.

 

V.C.: Da sempre lei si è interessata sia come artista, arte terapista e curatrice, a questa tipologia di arte “spontanea” che nasce e vive al di fuori dei circuiti convenzionali dell’arte. Quali sono le motivazioni che da sempre la spingono verso l’arte di coloro che sono emarginati perché, il più delle volte, affetti da patologie psichiatriche o disabilità?
Tea Taramino: Mi sono trovata lì un po’ per caso, giovanissima in cerca di occupazione, ho partecipato, nel 1975, al primo e unico concorso pubblico, per il settore assistenziale, che prevedeva una formazione artistica e che mi sembrava interessante.
Il vero coinvolgimento è nato, progressivamente, sul posto di lavoro. Mi si aprirono, davanti agli occhi, visioni di mondi, linguaggi unici e straordinari; da allora non ho più smesso di esplorare metodi d’incontro e valorizzazione di queste persone che ritengo meritevoli dell’attenzione del mondo dell’arte e della cultura ufficiali. Devo dire che, in particolare, il Servizio Disabili della Città di Torino ha sempre cercato di sostenere, compatibilmente con le priorità istituzionali, la vocazione culturale di noi operatori nel sociale.

 

V.C.: Molto spesso si è parlato di Art Brut, secondo la definizione che ne diede nel 1945 l’artista francese Jean Debuffet. Più recentemente ci si rivolge all’arte marginale o manicomiale come arte irregolare a seguito della definizione di tale arte da parte della storica dell’arte Bianca Tosatti. Secondo lei quest’arte è passabile di categorie fisse di definizione?
Tea Taramino: Credo che autori e opere a seconda del punto di osservazione e dell’uso che può essere fatto nei diversi contesti, possano mutare posizione. Tanto più, credo, sia difficile classificare quando ci si muove entro aree di confine molto discontinue, mobili e trafficate, come quelle in cui ci troviamo ad operare: realtà dove alcuni autori compiono andirivieni da un ambito all’altro, dall’agio al disagio.
Le categorie possono, relativamente, funzionare solo se si dichiara un punto di osservazione, perché autori e opere possono cambiare cornice o essere “fuori cornice” a seconda dello sguardo dedicato. Ad esempio alcuni degli autori, di cui ci occupiamo, per soluzioni formali e contenuti, possono tranquillamente essere accostati ad artisti contemporanei, ma se si guarda alle storie personali, invece, il paragone si può spostare alle pratiche di un’arte considerata più marginale.
Comunque credo che operare delle caute e rispettose distinzioni abbia una sua utilità per capire contesti, pratiche e diverse intenzionalità. Gli autori riconducibili alle sigle art brut, outsider art o arte irregolare producono principalmente per dettato interiore, spinti da necessità e impellenze personali che si producono in spazi fisici e mentali intimi o protetti. Possono essere autori in posizione di marginalità sociale o anche no: visionari, graffitari, babelici, persone con disagio psichico o intellettivo, homeless, carcerati o semplici autodidatti.

 

V.C.: Come si potrebbe definire la sua esigenza di sviluppare tale progetto affinché questo genere artistico, da sempre marginalizzato, venga reso noto?
Tea Taramino: Più che rendere noto un genere marginalizzato, mi sono sempre mossa per ricercare punti di contatto con il mondo dell’arte contemporanea, costruire occasioni di scambio e di incontro per far circolare idee e visioni. Rimescolare le carte per non imprigionare le persone con uno stigma e soprattutto per indagare tra i confini, quali aree ricche di senso, e nello stesso tempo attivare relazioni per promuovere i singoli artisti, purtroppo in ombra, senza troppo badare alle etichette indicanti la posizione di marginalità e la patologia.
Anche in questo c’è una bella e costruttiva corrispondenza d’intenti con Arteco.

 

V.C.: L’archiviazione è una fase cruciale e preponderante del progetto Mai Visti e Altre Storie poiché ha come obiettivo la tutela, la conservazione e valorizzazione dell’arte cosiddetta irregolare. Tale archiviazione è portata avanti da storici dell’arte specializzati nella catalogazione. Come si è formata la collaborazione con l’associazione Arteco che, avvalendosi di personale specializzato, si occupa della mappatura degli archivi sul territorio piemontese?
Tea Taramino: Mai Visti e Altre Storie prende forma in modo progressivo dal 2012. Una collaborazione avviata dalle comuni riflessioni emerse dal gruppo di lavoro durante le due edizioni di L’arte di fare la differenza. Lavorare insieme per tre anni è stata un’importante occasione, sia per conoscerci con Arteco e il Museo di Antropologia ed Etnografia, sia per elaborare valutazioni condivise e compiere uno studio delle realtà europee, più evolute nel riconoscimento degli autori indipendenti e marginali.

Il progetto Mai Visti e Altre Storie, a dimensione regionale, è curato con grande professionalità, competenza e dedizione, dalle storiche dell’arte ed esperte in archiviazione Beatrice Zanelli e Annalisa Pellino di Arteco (e altre persone del loro staff come Elisa Campanella – nda) in collaborazione con l’antropologo Gianluigi Mangiapane, che lavora presso il Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino.
Il progetto è operativo dal 2015 con una mappatura, in continuo aggiornamento, di autori e contesti che procede con il graduale studio delle biografie. Oltre alla raccolta e documentazione fotografica delle produzioni per l’inserimento nel sito.

Parallelamente si organizzano mostre e produzioni editoriali o stampe d’arte come il progetto /maɪ prɪnt/ nasce come sotto-progetto di Mai Visti e Altre Storie ed è dedicato alla diffusione dell’arte irregolare attraverso la realizzazione di stampe d’arte in tiratura limitata. Questa iniziativa, oltre a consentire la riproduzione di piccole e preziose serie di opere pensate per un pubblico diversificato di stakeholders e committenti, è anche un utile strumento per avviare buone pratiche di collaborazione con istituzioni nazionali e internazionali attive nel medesimo campo, attraverso lo scambio delle stesse e/o di opere d’arte conservate nell’archivio.

/maɪ prɪnt/ inoltre sostiene gli autori irregolari, previa retribuzione a partire dalla vendita di una parte della tiratura delle stampe presso InGenio Bottega d’Arti e Antichi Mestieri – Città di Torino e altri canali.

 

V.C.: Quali enti pubblici o privati sono coinvolti in questo processo di catalogazione?
Tea Taramino: Sono circa una trentina fra enti pubblici e privati sparsi sul territorio regionale ma anche oltre. I promotori sono: Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte e Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, Ministero dei Beni Culturali; Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino; Città di Torino, Direzione Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie, Servizio Disabili; ASL TO1, TO2 e TO3; Opera Barolo; Fondazione Medicina a Misura di Donna; Associazione Il Bandolo Onlus; Associazione Figure Blu Onlus, Centro Studi di Bianca Tosatti, Parma. E come partner: 10 Circoscrizioni torinesi; Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino; Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino; Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino; Primo Liceo Artistico di Torino; Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli; “Lyceum-Formazione e Aggiornamento” Milano; numerose cooperative sociali e associazioni piemontesi.
Collaborano attivamente la galleria Opere Scelte e gli spazi non profit InGenio Arte Contemporanea, Spaziobianco di Torino e StudioDieci di Vercelli.

 

Valeria Ceregini

https://associazionearteco.wordpress.com
Copertina: Logo Mai Visti e Altre Storie. Grafica Paolo Berra

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