Quando la fotografa giapponese Isiuchi Miyako e’ arrivata alla Casa Blu, Mexico City, sapeva molto poco di Frida Kahlo, i cui effetti personali era andata a fotografare.

Miyako era stata invitata a ritrarre gli oggetti di Kahlo, i quali, secondo la volontà di Diego Rivera, erano rimasti sigillati in un piccolo gabinetto della Casa Azul per quindici anni dopo la morte del pittore. Nascosti nella Casa, dove la pittrice è nata, ha lavorato ed e’ morta, gli abiti e gli accessori multicolore dell’artista hanno conservato i suoi segni corporei: la silhouette in un elastico allentato, i capelli ancora intrappolati in una spazzola, la testimonianza di una lotta straordinaria.

Miyako è conosciuta per il suo intenso lavoro sul tema della memoria collettiva. Nelle sue opere precedenti, Mother’s (2000-2005) and ひろしま/ Hiroshima (2007-), la fotografa ha dipinto il Giappone del dopoguerra attraverso le immagini di indumenti indossati ed oggetti privati, rispettivamente della madre scomparsa e delle vittime di Hiroshima. In Frida, attualmente in esposizione alla Michael Hoppen Gallery di Londra, Miyako diverge dalla sua abituale ambientazione nipponica, ma guarda all’artista messicana con la stessa fragile cura ed adottando la stessa estetica.

©Isiuchi Miyako Frida by Isiuchi#23

©Isiuchi Miyako Frida by Isiuchi#23

Miyako racconta di individui fermandone le tracce, muovendosi in mezzo alle cose che questi hanno toccato, usato, occupato: arriva a conoscere i propri soggetti grazie alla loro assenza e a ciò che si sono lasciati dietro. “Se la incontrassi”, Miyako ha detto di Frida Kahlo, “Non le farei alcuna domanda. Vorrei solo fissarla e toccare il suo corpo”.

Le sue fotografie degli oggetti di Frida sono spoglie ed essenziali, scattate con una Nikon 35mm. Sembrano fare spazio alla gigantesca personalità di Kahlo, al modo in cui l’artista ha convertito le sue sofferenze in una performance del suo amore per la vita; queste immagini di oggetti ordinari e straordinari sono tutto tranne che decorative, non sono mai indulgenti o abbellite. Frida Kahlo (1907-1954) ha combattuto con una parziale disabilita’ e dolore cronico per tutta la vita. Dopo aver sofferto di poliomielite da bambina, nel 1925 è sopravvissuta per miracolo ad uno spettacolare incidente di autobus. Frida non ha mai recuperato completamente ed ha affrontato numerosi interventi chirurgici, fino all’amputazione di una gamba nel 1953.

© Isiuchi Miyako Frida by Isiuchi#36

© Isiuchi Miyako Frida by Isiuchi#36

La pittrice è conosciuta per uno stile iconico ed elaborato, fortemente influenzato dalla tradizione messicana ed allo stesso tempo decisamente eccentrico. Molti dei 300 oggetti della collezione, come i grandi orecchini circolari o i tradizionali abiti Tehuana, appaiono in dipinti e fotografie, nelle sue lettere e nei diari; altri costituiscono un affascinante e commovente sguardo nella sua vita privata, uno sguardo che Miyako elabora con magistrale tenerezza. Possiamo osservare i busti ortopedici di Frida Kahlo, o le sue scarpe rosa di altezze diverse: tutti splendidamente personalizzati, così come la protesi che Frida ha decorato con una fiera attenzione per i dettagli, e che termina con uno splendido stivale rosso.

Kahlo ha cospirato con gli oggetti connessi alla sua sofferenza, con i capi che dovevano in teoria solo servire a nascondere un corpo danneggiato. Li ha resi parte di uno sforzo vitalistico, incorporati in una più ampia concezione di bellezza, senso e resistenza.

Il dialogo di Isiuchi Miyako con questi oggetti, con la loro dimensione carnale, e con la donna visionaria che li ha indossati, si rivela con chiarezza, e’ una decisa inspirazione.

Serena Braida

 

Cover image: ©Isiuchi Miyako, Frida by Isiuchi

 

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