“Strappare i manifesti dai muri è l’unica rivalsa, l’unica protesta contro la società che ha perduto il gusto dei mutamenti delle trasformazioni strabilianti” afferma Mimmo Rotella nel 1957.

Lo stesso anno in cui Yves Klein tiene la prima personale alla galleria Apollinaire di Milano, tre anni prima della nascita ufficiale del Nouveau Réalisme. Il clima di fermento culturale di quegli anni, la necessità di un nuovo avvicinamento al reale, coinvolgeva in una vivace dialettica Parigi e Milano, tanto che Pierre Restany scelse proprio la capitale lombarda per celebrare nel 1970 la festa d’addio al movimento, idealmente conclusa con il banchetto funebre allestito da Daniel Spoerri.

Mimmo Rotella,  Marilyn (1963) décollage su tela, cm 188x134, collezione privata

Mimmo Rotella, Marilyn (1963) décollage su tela, cm 188×134, collezione privata

Palazzo Reale di Milano dedica una mostra personale all’unico artista italiano del movimento, Mimmo Rotella, in esposizione fino al 31 agosto negli spazi allestiti in precedenza per la mostra di un altro protagonista indiscusso dell’arte italiana degli anni ‘60, Piero Manzoni.
La mostra propone un percorso à rebours nell’opera di Rotella, dalla metà anni ‘60 agli inizi degli anni ‘50, riservando più di una sorpresa.
Fra tutte, quella della riscoperta di un biennio di intensa produzione di Mimmo Rotella: il 1953-1954. A quella data Rotella, tornato a Roma al seguito dell’esperienza della borsa di studio americana nel 1952, ritrova il clima artistico italiano e romano totalmente proteso a una visione internazionale ed orientato verso i nuovi linguaggi dell’informale americano e europeo. Alberto Burri, nel 1953 consacrato al successo internazionale con le mostre di Chicago e New York, è un punto di riferimento imprescindibile nel contesto artistico romano. Le opere di Rotella di questi anni (Prearcaico, 1953-1954, retro d’affiche su tela) dialogano con quelle di Burri (Bianco, 1954, pietra pomice, acrilico, legno) rivelando analogie formali e differenze concettuali.
Se il percorso artistico di Burri si svolge all’insegna di un rapporto diretto e sperimentale con la materia in tutte le sue possibilità, l’operazione di Rotella è invece quella di appropriarsi dei messaggi della comunicazione urbana: nella Roma dominata dai colori brillanti delle locandine cinematografiche di Cinecittà, lo strappo dei manifesti rivela la sensibilità particolare dell’artista, orientata verso la critica sociale. Nascono in questi anni i primi décollage e retro d’affiche; quest’ultima soluzione sperimentale è particolarmente interessante: se il verso dello strappo denuncia attraverso il disfacimento dell’immagine la crisi della società massmediatica, il recto del manifesto, compreso dei suoi frammenti d’intonaco, le macchie di colla, le lacerazioni, narra la storia dei muri della città. La pratica di prendere il materiale “ai margini del sociale”, già usato e trovato, e reimmetterlo “nel circuito dell’arte”, come afferma Germano Celant, curatore della mostra, rimarrà una costante nell’opera di Rotella.

Mimmo Rotella, Europa di notte(1961), décollage su tela, cm 182x108, Wien Museum moderner kunst stiftung Ludwig Wien

Mimmo Rotella, Europa di notte(1961), décollage su tela, cm 182×108, Wien Museum moderner kunst stiftung Ludwig Wien

Dal 1963 Rotella sostituisce alla tecnica dello strappo quella della stampa fotografica su tela emulsionata dei manifesti strappati dai muri della città, segnando l’adesione ad un atteggiamento meno “vandalico” ed un interesse verso il concetto di serialità; se l’immersione nella cultura pop lo avvicina ad Andy Warhol (Flowers, 1964, in mostra), l’attenzione costante al reale rivela significative affinità con Michelangelo Pistoletto (Ritratto di Clino, 1963, in mostra).
La mostra si conclude con l’anno 1964, la partecipazione di Rotella alla Biennale di Venezia e la relativa consacrazione nel panorama internazionale. Lo stesso anno Jasper Johns, in occasione di una conferenza alla Whitechapel di Londra, lascia un testamento spirituale in sintonia con la sensibilità di Rotella: “I am interested in things which suggest the world, rather than suggest personality”. Sono interessato a cose che suggeriscono il mondo, piuttosto che a quelle che suggeriscono la personalità.

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