Un luogo di memoria e di ispirazione, dove bellezza e creatività si accompagnano alla progettualità.

Casa Museo famosissima in Italia e all’estero, il Poldi Pezzoli ospita opere fondamentali per il patrimonio mondiale di artisti come Piero della Francesca, Sandro Botticelli, Giovanni Bellini, Andrea Mantegna, Francesco Hayez, Antonio Pollaiolo, Tiepolo e molti altri.

L’ambizioso progetto vede coinvolti pubblico e privato, in una collaborazione virtuosa che punta alla continua innovazione nel programma, nelle attività, nella comunicazione e nelle competenze professionali.  Ne parliamo con la Direttrice Annalisa Zanni, che ci racconta cosa c’è dietro le quinte e ci svela gli ingredienti della formula magica del Museo Poldi Pezzoli.

Sala Nera, © Milano Museo Poldi Pezzoli

Sala Nera, © Milano Museo Poldi Pezzoli

Alessandra Ghinato: Il Museo Poldi Pezzoli è un riuscito esempio di cooperazione tra pubblico e privato, qual è il vostro modello gestionale?
Annalisa Zanni: Il Museo Poldi Pezzoli è, fin dalla sua creazione e apertura al pubblico nel 1881 Fondazione artistica, dal 1997 anche una Onlus. Era un ente morale dotato di un vitalizio elargito dal suo fondatore per coprire i costi di gestione e provvedere all’acquisto di opere, vitalizio che a seguito della Seconda guerra mondiale diventò praticamente nullo. Da quel momento in poi la Fondazione ha dovuto inventarsi un percorso per trovare i fondi per poter coprire i costi di gestione, dialogando con i privati.
Il suo Consiglio di Amministrazione è costituito da rappresentanti nominati dagli Enti Pubblici, dagli Amici del Museo costituitisi in associazione negli anni ‘70 e dal discendente dell’erede prescelto da Gian Giacomo Poldi Pezzoli.
L’attuale Presidente, il professor Mario Cera, al secondo mandato dopo esser stato consigliere, ha scelto di modificare lo statuto e di far entrare nel Consiglio di Amministrazione, per un numero massimo di sei, i rappresentanti degli enti sovventori che per tre anni si impegnano a dare un importante contributo per coprire i costi di gestione del museo. Sono professionisti che mettono a disposizione le proprie competenze e i propri contatti, partecipando attivamente alla vita e progettazione del museo con consigli e nuove proposte, dando supporto e garantendo così la sua valorizzazione e promozione.

A.G.: Com’è strutturato il team del Museo Poldi Pezzoli? Di quali uffici è composto e come sono suddivise le competenze?
Annalisa Zanni: In primo luogo il Museo Poldi Pezzoli deve soddisfare i compiti istituzionali molto precisi che competono al suo essere museo.
C’è quindi uno staff scientifico costituito dai curatori e un registrar, figura che gestisce le collezioni, monitorando le movimentazioni e operando una preventiva azione di verifica della necessità di restauri, accertandosi delle condizioni in cui si trovano le opere.
I curatori studiano le opere, seguendone i prestiti e i restauri e curano i progetti per nuove mostre, sempre individuati collettivamente. Il lavoro di studio e di conservazione è la base di un’istituzione culturale e riconferma l’identità del museo stesso.
La valorizzazione e la promozione sono affidate a un ufficio apposito, affiancato dai servizi educativi che si occupano di didattica, divulgazione e avvicinamento del pubblico ai temi e alla conoscenza delle opere utilizzando linguaggi e strumenti diversificati. Un tempo esistevano solo i pannelli e le visite guidate, oggi ci sono le audioguide, le app e i social network. Ogni strumento utilizza terminologie e dà informazioni diverse a seconda dell’utente, che può così  giungere ad approfondimenti diversi. Lavoriamo moltissimo con i bambini e le scuole, ma anche con le famiglie, che rispondono molto positivamente ai programmi costituiti da laboratori per i più piccoli e incontri per gli adulti».
L’ufficio stampa ha il compito di comunicare con i media e di porgere l’informazione in maniera più accattivante e nel contempo corretta in termini di contenuti. C’è una persona responsabile del sistema informatico e un’altra che si occupa delle risorse umane e dell’amministrazione. L’ufficio relazioni esterne, invece, dialoga con gli sponsor e i sostenitori per dar loro visibilità e offrire una serie di attività,  accompagnandoli nel percorso di appartenenza».
Ci stiamo però accorgendo della necessità di una rivalutazione dei profili professionali oggi operanti, perché ora un museo richiede delle competenze specifiche che solo qualche anno fa non esistevano nemmeno, legate ad esempio al web marketing, ai social media e alla necessità di aprirsi verso l’esterno, interfacciandosi direttamente con il potenziale pubblico.

A.G.: Il Museo Poldi Pezzoli ha da sempre una forte spinta all’internazionalizzazione, qual è il suo bilancio in merito?
Annalisa Zanni: Sicuramente il Museo Poldi Pezzoli ha progressivamente promosso nel corso degli ultimi anni una politica di scambi e prestiti, in quanto possiede una collezione di  grandi capolavori e col tempo le  richieste sono divenute sempre maggiori. L’internalizzazione, come è avvenuto in occasione delle mostre organizzate nei musei di Tokyo e Osaka ma anche nei prestiti quali quello del Botticelli a Washington, diventa momento di conoscenza e promozione del museo e di Milano. Sono indispensabili in questi casi che siano garantite le corrette condizioni conservative dell’opera e di progetti scientifici di ricerca.
Il bilancio è sicuramente è positivo ma devono essere sempre valutati i rischi che le opere corrono negli spostamenti. Rischi che devono essere in qualche modo “controbilanciati” da un arricchimento della conoscenza dell’opera e da una serie di attività, di studi e ricerche che attorno a questa devono svolgersi.
Sul versante italiano, la mostra Le dame dei Pollaiolo ha fatto davvero percepire il museo in Italia. Grazie a questa mostra sono state coinvolte tutte le istituzioni della città, non solo i musei, ma le università, gli auditorium, i centri di cultura letteraria; tutti soggetti che hanno consegnato l’importanza di una lettura dell’opera insieme alla sua universalità.
L’esposizione è stata visitata da persone che mai avrebbero pensato di entrare in un museo, persone intimidite dall’austero e severo aspetto del palazzo: in quell’occasione uscivano dicendo che il ritratto del Poldi Pezzoli era l’opera più bella, definendola “nostra” sottolineando così un sentimento di appartenenza nei confronti del patrimonio collettivo, uno degli obiettivi del nostro lavoro.

 

Piero del Pollaiolo (attribuito a) (Firenze 1443 - Roma 1496), Ritratto di donna, © Milano, Museo Poldi Pezzoli

Piero del Pollaiolo (attribuito a) (Firenze 1443 – Roma 1496), Ritratto di donna, © Milano, Museo Poldi Pezzoli

A.G.: Come viene catalogato il vostro patrimonio?  Avete provveduto alla digitalizzazione dei vostri beni?
Annalisa Zanni: La catalogazione del patrimonio è avvenuta tantissimi anni fa, nei primi anni ‘80, quando grazie ai volumi sostenuti dalla Banca Commerciale Italiana e pubblicati da Electa, il museo ha cominciato la catalogazione tramite schede scientifiche di grande ricchezza preparate dai più grandi studiosi italiani. Le schede ora presenti sul sito web del museo vengono continuamente aggiornate e comprendono anche una scheda didattica. Sono state acquisite le immagini delle opere realizzate nel corso degli anni, cui si aggiungono le fotografie realizzate in digitale, che vengono inserite in quello che è il gran contenitore di Museum Plus, uno strumento indispensabile di conoscenza sia interna che esterna,  grazie al quale possiamo monitorare la posizione delle opere e i loro eventuali spostamenti. È stato un grande investimento con anni di duro lavoro da parte dello staff e di numerosi, generosi stagisti e volontari che ha cambiato il sistema di controllo delle opere.

A.G.: Chi è il vostro pubblico e con quali canali e iniziative lo coinvolgete?
Annalisa Zanni: Il nostro pubblico sono tutte le persone, fin dai primi anni di vita. Mentre negli anni ’70/’90 era costituito prevalentemente da una fascia dai quaranta ai sessanta anni di cultura medio-alta,  come aveva evidenziato un’indagine Doxa che ci era stata donata nella seconda metà degli anni ‘90, il resto ce lo stiamo conquistando poco per volta, soprattutto per quanto riguarda i giovani.
Oltre alle scuole, che fin dal ‘74 abbiamo coinvolto in attività didattiche, volevamo arrivare al pubblico under35. Per questo abbiamo attivato una serie di iniziative come gli aperitivi, con orario di apertura prolungato, una visita guidata e talvolta una piccola performance, di musica, anche contemporanea, o di lettura di brani.
Questo progetto è stato sostenuto, come moltissimi altri, da Fondazione Cariplo che ha fornito alla nostra istituzione gli strumenti e accompagnato nel viaggio verso il buon governo del museo. Hanno inoltre dato un’ottima risposta anche le mostre in cui l’arte decorativa del passato è stata messa in relazione al design contemporaneo, portando un pubblico più giovane che ha così scoperto l’arte antica.
Abbiamo creato una serie di attività per i diversamente abili e aumentato le sedute del museo che consentono soste prolungate di fronte alla opere. inoltre abbiamo realizzato uno spazio polifunzionale, una terrazza coperta, dove fermarsi, leggere libri, per creare quel senso di piacevolezza della sosta e della riflessione.
Un modo diverso di stare nel museo, non un luogo che si visita due volte nella vita, una volta con il padre e una con il figlio, ma uno spazio dinamico dove avvengono molte attività che aiutano ad incontrare la bellezza in una pluralità di espressioni.

A.G.: Quali mostre ha in programmazione nel prossimo futuro?
Annalisa Zanni: Abbiamo varie mostre, una mostra di una donazione di arte decorativa proveniente da una collezione privata di cui preferisco non parlare per scaramanzia, una in occasione dei festeggiamenti per i 90 anni di Arnaldo Pomodoro con i suoi bozzetti per scenografie, omaggio al grande maestro insieme al restauro della Sala d’Armi, che dopo sedici anni anni aveva bisogno di un controllo sia delle opere, sia della struttura stessa.
A fine novembre, per portare alla luce la bellissima storia dell’arte orafa italiana che nel Secondo dopoguerra creò uno “stile italiano”.

A.G.: Quale mostra le piacerebbe, prima o poi, poter realizzare?
Annalisa Zanni: La mostra che volevo vedere è quella dedicata al ritratto femminile del Pollaiolo, era il desiderio più grande, anche per il modo in cui è stata realizzata, grazie anche a Fondazione Bracco. Un lavoro molto oneroso, in termini economici e di tempo, sia per avere le opere che per realizzare importanti indagini scientifiche che sono state svolte sulle varie opere, sia perché provenivano da tutto il mondo.
Un sogno impossibile è ricomporre il Polittico di Piero della Francesca o lo studiolo di Belfiore, ripercorrendo la storia di queste opere smembrate nell’800 per una migliore vendibilità a seguito della soppressione dei conventi e di alcuni ordini religiosi, in una dispersione che le ha portate, alla fine, nei vari musei nel mondo. Mi piacerebbe dedicare una mostra alle ricomposizioni del patrimonio, senza nessun revanscismo sulla proprietà, ma con il fine di restituire la consapevolezza a un progetto complessivo dei grandi polittici che le singole parti non riescono a trasmettere.
Il museo a questi due argomenti aveva dedicato due mostre, nel 1991 e nel 1996, ma non era stato possibile ottenere tutti i prestiti e ritrovare tutte le opere disperse. L’ho detto, è un sogno.

 

Alessandra Ghinato

Copertina: Scalone antico ©Milano, Museo Poldi Pezzoli
http://www.museopoldipezzoli.it

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