Le scoperte scientifiche più rivoluzionarie nascono spesso dalle osservazioni più semplici. La vita di tutti gli esseri viventi, ad esempio, è regolata da processi chimici, dall’energia di catalizzatori naturali.

Un catalizzatore meccanico, inserito in una gabbia di legno – filtro del rapporto tra scienza e uomo – dialoga silenziosamente con un teschio umano introducendo al percorso espositivo della mostra personale di Gunter Pusch, Katalys, fino al 30 giugno nella sede espositiva di Ca’ Zanardi, Venezia.

Una mostra che si interroga sull’equilibrio tra natura e progresso tecnologico: sotto le ceneri del sentimento post-moderno cova una forza vitale che innesta scienza ed arte, progetto e narrazione.

Se le fantasie sul futuro dell’umano, dalle avanguardie storiche in poi (“noi aspiriamo alla creazione di un tipo non umano […] / sarà dotato di organi / inaspettati: organi adatti alle esigenze di un ambiente fatto / di urti continui” F.T.Marinetti), erano legate ad una realtà per cui la mutazione sarebbe stata riconoscibile nei suoi pezzi materiali, fatti di innesti e montaggi, Pusch sembra affermare invece che le forme della metamorfosi, della “ri-creazione” dell’umano, si siano trasferite dalla componente meccanica alla biologia, dall’oggetto esterno (le protesi dei mutilati di Grosz) ad un vero e proprio “sentimento” bio-tecnologico.

Katalys, installation view, courtesy the artist

Katalys, installation view, courtesy the artist

Nell’opera Take me home Pusch dipinge una figura umana raccolta in posizione fetale nell’ecografia di una tartaruga: l’essere vivente più umano della mostra è rappresentato nel momento della gestazione, nel tempo in cui il legame tra uomo e vita/natura è più forte ma al tempo stesso più vicino alla frattura. Divinità-cyber, il dio delle arti, Apollo, ed un cervo (forse Artemide, la dea della caccia) si presentano invece come incroci meccanico-biologici dove costante è la presenza del catalizzatore, motore dei processi vitali.

Gunter Pusch –  formatosi nel campo della meccanica aeronautica, all’università di Monaco in architettura, in importanti studi di urbanistica e viaggiando spesso nel sud est asiatico – mette in discussione nei paesaggi urbani il rapporto dell’uomo con la scienza, con l’industrializzazione e con il lavoro, adottando una dialettica tra positivismo e critica dello status quo.

Gunter Pusch, Take me home, courtesy the artist

Gunter Pusch, Take me home, courtesy the artist

Negli ultimi cinquant’anni l’evoluzione scientifica è diventata sempre più una fonte primaria di ricchezza, il sogno ingegneristico di controllo e manipolazione della vita, dei processi naturali, ha portato ad una più forte relazione tra biologia ed economia.

Dove non troviamo il paesaggio urbano, né l’elemento meccanico, il soggetto è la maschera –  anche qui Pusch unisce categorie visive (figurazione e astrazione) e concettuali (umano-artificiale) – un’icona senza vita mentre sullo sfondo, nella stratificazione del colore, si nasconde una città-fantasma, abbandonata al destino di un’industrializzazione distruttiva.

L’inquietudine che ne traspare riguarda ancora una volta il mutamento della natura e la trasformazione dell’essere umano dall’interno, il cambiamento radicale delle percezioni e delle sensazioni.

La mostra si conclude con un brano poetico, il video dedicato a Mr. Imagination (alias l’artista afroamericano Gregory Warmack), girato da Pusch in una notte veneziana e nato dall’incontro casuale tra i due artisti: il processo chimico che muove i rapporti umani è il mistero che dà senso alla vita.

Deianira Amico

Gunter Pusch
VENEZIA – CA’ ZANARDI – CANNAREGIO 4132
Tuesday – Sunday, 11am – 18pm
video “Statements From Mr. Imagination” su you tube https://www.youtube.com/watch?v=_fNHxEbkZzs
Cover image: Gunter Pusch, Apollo, courtesy the artist

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