In Francia, il più grande ente nazionale di ricerca – il CNRS – sostiene e finanzia un gran numero di progetti in tutti gli ambiti di studio scientifico, dalla biologia alla matematica, dalla letteratura alla storia dell’arte.

Per quanto riguarda la disciplina storico-artistica, l’équipe dell’Institut des textes et des manuscrits modernes diretta da Pierre-Marc de Biasi, propone un nuovo approccio allo studio delle opere d’arte che attira particolarmente la nostra attenzione: la genetica artistica. Lo scopo di questa nuova metodologia di studio è quello di comprendere i processi creativi degli artisti, interrogandosi sul loro sviluppo e sulla loro cronologia. Studiare un’opera da un punto di vista “genetico” significa comprendere esattamente in che modo l’autore di un quadro ha affrontato il proprio lavoro, passando per la sua gestualità e per gli aspetti più materiali, senza però perdere di vista il background inconscio che ogni azione contiene. Rinomato critico letterario, artista, sceneggiatore e autore di numerosi volumi sull’analisi dei manoscritti d’autore, Pierre-Marc de Biasi è uno dei principali promotori del progetto DIGA, un database all’avanguardia che diventerà uno strumento indispensabile per gli studiosi che si affacceranno a questo nuovo campo di ricerca. Riunendo un gran numero di storici dell’arte e ricercatori di diverse nazionalità, l’équipe DIGA sta infatti elaborando una raccolta di definizioni tecniche – multilingua – in una sorta di dizionario interattivo con diversi criteri di ricerca che possa far chiarezza sulle diverse fasi di elaborazione di un’opera d’arte. Ma lasciamo che le parole di Pierre-Marc de Biasi ci accompagnino alla scoperta di questo progetto sostenuto dall’Ecole Normale Supérieure di Parigi.

Pierre-Marc de Biasi

Pierre-Marc de Biasi

A.L: Monsieur de Biasi, potrebbe darci una definizione di genetica artistica ?

Pierre-Marc de Biasi: Si tratta di un approccio che cerca di sostituire lo studio della produzione artistica a quello della sua recezione. Occuparsi di genetica artistica significa analizzare le tracce della produzione di un’opera d’arte, sforzandosi di mettere in valore i documenti di lavoro dell’artista, restituendogli il rilievo che meritano. L’interpretazione dell’opera conclusa deve nutrirsi dell’esame approfondito del processo creativo che le ha permesso di esistere. Trovandosi davanti ad un corpus di documenti, lo storico dell’arte si permette spesso di fare delle scelte e di selezionare alcuni elementi utili a dimostrare una data teoria, in base alle sue conoscenze. Da questo punto di vista, l’approccio genetico è diverso. Si propone infatti di riunire più elaborati possibile, sforzandosi di eliminare ogni analisi a priori, e favorendo una ricostruzione cronologica e sistematica delle tracce della creazione. Senza una gerarchia. Da molti anni la genetica letteraria si interessa all’atto della scrittura, che resta tuttavia un fenomeno relativamente coerente durante tutto il processo di elaborazione di un testo. Nelle arti visive bisogna distinguere due momenti: la genesi preparatoria e la genesi esecutiva. Durante la prima fase l’artista modifica, sposta, abbandona o sostituisce degli elementi. Queste scelte compositive daranno forma al prodotto finale. Ma a questo punto il processo è destinato a ripartire da zero: attraverso la stratificazione spaziale e temporale dei gesti dell’artista sulla tela definitiva. Una singolarità della storia dell’arte resta il fatto che i lavori preparatori – disegni, progetti o schizzi che siano – hanno spesso lo status simbolico e il valore venale di opere d’arte propriamente dette.

A.L: Come è nata l’idea di DIGA (Données internationales de génétique artistique)?

Pierre-Marc de Biasi: Qualche anno fa stavo lavorando a un progetto che riguardava l’elaborazione dei titoli delle opere d’arte, e questo mi aveva permesso di confrontarmi con alcuni conservatori di musei. In particolare, avevamo molto discusso sulla maniera di identificare e intitolare dei lavori preparatori. Un giorno, proponendone alcuni a quattro conservatrici, mi sono reso conto che ognuna di loro li definiva in modo diverso. Quello che per la prima era una “bozza”, veniva identificato come uno “studio d’insieme” dalla seconda conservatrice, o ancora come uno “schizzo” o un “disegno” dalle colleghe. Questa grande divergenza di opinioni in seno all’autorità scientifica non veniva solamente da un’incertezza di vocabolario. Dare la giusta definizione a un dato lavoro significa anche posizionarlo nella giusta sequenza temporale. Significa riconoscerlo come parte di un processo creativo, all’interno di una cronologia che sfocia nell’opera compiuta. Io e i miei colleghi ci siamo allora resi conto della necessità di fare chiarezza e di attribuire un preciso campo semantico ad ogni termine. Non è una questione di lana caprina! Stiamo parlando di vocaboli che hanno un rapporto diretto con lo studio della storia della pittura, con il mercato dell’arte e con il collezionismo. Capite bene che le quotazioni di uno “schizzo” o di un “disegno preparatorio” non saranno le stesse! Il progetto DIGA si propone quindi di affrontare un enorme lavoro di analisi linguistica e di normalizzazione. Il CNRS ci ha permesso di contare su finanziamenti stabili e su un’équipe multiculturale, e spero che tra qualche tempo saremo in grado di fornire gli strumenti necessari a identificare ogni fenomeno creativo dall’invenzione all’elaborazione finale, proponendo al pubblico un corpus di citazioni d’artista, di immagini esplicative e di pareri della critica che possano orientarlo.

Screenshot from DIGA

Screenshot dal database DIGA

A.L: Cosa vi aspettate dalla realizzazione di questo database?

Pierre-Marc de Biasi: La messa in opera del database DIGA provocherà un autentico scambio di opinioni intorno ai termini trattati, aprendo la via a un’elaborazione collettiva che potrà appoggiarsi a una serie di pubblicazioni, ma anche a seminari e conferenze. Il nostro progetto dovrà produrre una solida base di ricerca, ma il nostro lavoro non sarà mai realmente concluso. DIGA è un work in progress per vocazione. Vogliamo costruire un osservatorio attivo, che resti aperto alle evoluzioni terminologiche legate all’evoluzione delle arti plastiche. Il mondo dell’arte si confronta sempre di più con la tecnologia e la nostra équipe vuole proporre una base che sia in grado di seguirne il ritmo. I video, i fotomontaggi o le installazioni sono diventati dei prodotti legittimi dell’arte contemporanea, e se i supporti cambiano, i significati e il vocabolario mutano di conseguenza.

A.L: A chi è indirizzato il database DIGA?

Pierre-Marc de Biasi: La nostra équipe ha mosso i suoi primi passi tre anni fa. L’idea iniziale era di produrre un dizionario cartaceo vero e proprio, ma ci siamo rapidamente diretti verso il virtuale. Grazie al lavoro di Richard Walter – il nostro ingegnere informatico – la base sarà implementata da numerosi ricercatori e resterà aperta alla comunità scientifica. Fin dall’inizio abbiamo previsto di proporne i contenuti agli specialisti della conservazione, degli archivi o ancora ai responsabili degli inventari dei musei. Una prima diffusione dei contenuti è fatta attraverso il nostro carnet de recherche online (https://diga.hypotheses.org/), e presto renderemo accessibile la base vera e propria. Allo stesso tempo vorremmo aprirci al mondo della museografia, ai collezionisti privati e al mercato dell’arte. Come accennavo poco fa, non bisogna dimenticare che nelle vendite la definizione precisa dell’oggetto è un elemento giuridico fondamentale per ogni transazione: allo stesso titolo che l’attribuzione, l’autenticità o la datazione. Presto metteremo online i primi 200 o 300 termini, ma questo non è che l’inizio di un’operazione che è destinata a potenziarsi rapidamente.

Alice Legé

 

Link: http://www.item.ens.fr/; https://diga.hypotheses.org/

 

 

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