Per la prima volta un nucleo di opere d’arte confiscate dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata vengono analizzate con l’obiettivo precipuo di restituirle alla collettività destinandole ai musei pubblici.

L’attuale normativa prevede infatti che, a differenza degli altri oggetti mobili, destinati alla vendita, le opere d’arte provenienti da procedure ablative siano prioritariamente devolute a musei, gallerie e pinacoteche, restituendo così alla pubblica fruizione beni privati illecitamente acquisiti.

Dall’esigenza di conservare, studiare e catalogare tale patrimonio, in vista della sua musealizzazione, è nata la collaborazione tra Agenzia, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Università degli Studi di Pavia e Open Care.
L’analisi e la catalogazione delle opere provenienti dai sequestri di cui sopra sono state affidate infatti a Paolo Campiglio, Università degli Studi di Pavia, con la collaborazione di Beatrice Bentivoglio-Ravasio e Flora Berizzi, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Segretariato regionale e Polo museale per la Lombardia; un primo risultato di questo lavoro è stato presentato lo scorso 15 dicembre presso Open Care, che oggi conserva nei suoi depositi 450 opere d’arte tra dipinti, sculture, fotografie e installazioni confiscate dall’Agenzia Nazionale.

Si tratta principalmente di opere di artisti del XX secolo noti nel panorama nazionale e internazionale, pervenute nella disponibilità dell’Agenzia a seguito di due sequestri effettuati in Lombardia, uno dei quali riuscito grazie al supporto dell’Associazione per Filippo de Pisis. Tra le opere confiscate ci sono originali e falsi di Victor Vasarely, Christiane Löhr, Castellani, Simeti e Scheggi,  Campigli, Morandi e De Pisis.

Incisivo è il dato relativo alle opere d’arte contraffatte sequestrate negli ultimi anni. Solo nel 2014 sono infatti 1687, per un valore di mercato complessivo pari a 427 milioni di euro, secondo i dati del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale presentati nel rapporto sull’attività operativa 2014. Il 77.4% dei sequestri effettuati nel 2014 dal CCTPC riguarda proprio l’arte del ‘900. Ma la cosa più preoccupante è che, a differenza dei furti, quello dei falsi è un settore in continua espansione cresciuto, in un solo anno, di oltre il +50% rispetto al 2013 ed il suo valore economico è passato dai 32 milioni del 2013, agli oltre 420 del 2014.

Oltre alla circolazione di opere d’arte false, il mercato deve far fronte ad un notevole aumento di certificati ed autentiche contraffatte, che alimentano ulteriormente l’incertezza ed il rischio di acquisto nel settore, già sottoposto, in particolare per gli artisti del ‘900 non più viventi, ai contraccolpi di autentiche o expertise spesso contraddittori per la stessa opera.

Temi che chiamano in causa, ancora una volta, il ruolo centrale dell’archiviazione per la tutela del patrimonio culturale.

Deianira Amico

 

Da: Lombardia Beni CulturaliUniversità di PaviaOpen Care