Social network e installazioni crossmediali riflettono sullo stato della città contemporanea durante la Biennale Design

Utopia by Design è il titolo della prima Biennale di Design di Londra, tenutasi alla Somerset House dal 7 al 27 settembre 2016: tre settimane in cui i rappresentanti delle 37 nazioni partecipanti si sono cimentati in una personale lettura della città e del design contemporaneo.

Il titolo dell’esposizione, mutuato dal capolavoro di Thomas Moore, Utopia, che quest’anno ha compiuto cinquecento anni, ha voluto infatti spronare un dibattito sull’attuale stato del design, favorendo la realizzazione di nuove idee e caratterizzandosi come punto di partenza per cambiamenti futuri in ambito artistico e urbano.

Anche l’Italia, rappresentata dal Triennale Design Museum di Milano, ha partecipato alla Biennale del Design di Londra con White Flag, installazione curata da Silvana Annichiarico e Giorgio Camuffo che ha coinvolto venti designer italiani cui è stato chiesto di disegnare una bandiera bianca che, di giorno in giorno, è stata sostituita da un oggetto creato dal designer stesso. La bandiera bianca, simbolo di resa, diviene dunque emblema di un’utopia “decostruttiva”, espressione di un mondo che si arrende e chiede un momento di tregua.

White Flag; Drawing for catalogue

White Flag; Drawing for catalogue

Ma non solo. Lo Stivale è stato più che mai presente nella Biennale di Londra per almeno altri due motivi: il primo riguarda il modello cui l’esposizione britannica s’ispira, ossia la più celebre Biennale di arte di Venezia come momento di incontro e di riflessione collettiva sul mondo e sulle pratiche dell’arte contemporanea. Il secondo, invece, risiede nella attiva partecipazione della città lagunare, sempre più parco giochi turistico nel quale la vita quotidiana cede il posto alla logica del profitto operata dalle strutture ricettive, dalle multinazionali e, spesso, dall’amministrazione comunale: Realised Utopias, progetto di Eugenia Morpurgo con Ilaria Nardone e Chiara Becattini, vuole invece diventare una narrazione della città dal punto di vista dei suoi abitanti, un flusso di immagini che raccontano la Venezia nascosta e sotterranea della quotidianità, delle attività culturali, delle spinte giovanili dei circoli ARCI che scandiscono il ritmo della vita lagunare. I social network sono stati il mezzo di comunicazione prescelto: Instagram si è trasformato in un flusso di immagini e testi live da condividere con gli hashtag #venice e #RealisedUtopias, Lo stesso flusso di immagini è stato presentato durante la mostra White Flag, creatività che si unisce alla riflessione sulla salvaguardia delle città d’arte e della cultura, la rinascita dopo la bandiera bianca della resa.

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