La Fondazione Roma dedica una mostra al Barocco Romano. A Palazzo Cipolla, fino al 17 luglio, troviamo circa 200 opere che ripercorrono in un percorso sinottico ma esaustivo il movimento culturale nato nella capitale.

Siamo nel Seicento a Roma, secolo di grande fermento culturale in cui si facevano avanti le grande scoperte scientifiche di Keplero e Galileo Galilei. D’altra parte la Chiesa, reduce dalle fatiche della Controriforma, aveva la necessità di attrarre fedeli vecchi e nuovi suscitando negli animi la passione e la meraviglia per il Divino. Fu così che i tre grandi pontefici mecenati Urbano VIII Barberini (1623-1644), Innocenzo X Pamphilj (1644-1655) e Alessandro VII Chigi (1655- 1667) diedero il via a una serie di commissioni destinate a cambiare gli stilemi formali in pittura, scultura e architettura in tutta Europa.

Si parte così dalle basi, definite da Rubens e Annibale Carracci, qui presenti rispettivamente con San Sebastiano curato dagli angeli e Santa Margherita, opera che pagava un tributo alla Maniera lasciandosela al tempo stesso alle spalle, e sbalordiva persino il polemico Caravaggio, il quale, trovandosi di fronte al dipinto del collega bolognese pare aver esclamato (almeno così diceva il Bellori): “Mi rallegro che al mio tempo veggo pure un pittore”.

E ancora il classicismo carico di pathos di Guido Reni con Atalanta e Ippomene, composizione dal perfetto equilibrio tra vigore, passione e geometria.

Guido Reni, Atalanta e Ippomene (1615-18 ca.) Olio su tela Napoli, Museo di Capodimonte. Per gentile concessione della Fototeca della Soprintendenza Speciale Per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Napoli

Guido Reni, Atalanta e Ippomene (1615-18 ca.) Olio su tela Napoli, Museo di Capodimonte. Per gentile concessione della Fototeca della Soprintendenza Speciale Per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Napoli

Una sezione è dedicata al rapporto di Urbano VIII con i suoi artisti di riferimento. Troviamo un eccellente arazzo della Manifattura dei Gobelins disegnato da Nicolas Pussin. Avevamo già avuto modo di vedere a Roma diversi arazzi di Poussin grazie a una mostra organizzata qualche anno fa a Villa Medici, il ricordo si risveglia così con rinnovata meraviglia. Nella medesima sezione troviamo anche Lorrain, Vouet e Van Dyck, quest’ultimo con Ritratto di Virginio Cesarini, opera proveniente dall’Hermitage di Pietroburgo dotata di eccezionale forza espressiva e stupefacente modernità.

Simon Vouet, Il Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza (1627) Olio su tela, Madrid, Museo del Prado. © Photographic Archive. Museo Nacional del Prado. Madrid

Simon Vouet, Il Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza (1627) Olio su tela, Madrid, Museo del Prado. © Photographic Archive. Museo Nacional del Prado. Madrid

In mostra è raccontato anche lo storico antagonismo tra Bernini e Borromini attraverso la vicenda della Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona, della quale è qui presente il bozzetto. Alla gara concorsero entrambi e la spuntò in modo indiscutibile Bernini. Il committente Papa Innocenzo X alla vista del bozzetto avrebbe secondo la leggenda pronunciato le seguenti parole: “Per non realizzare un’opera di Bernini bisognerebbe non averla vista”.

Anche tanto materiale d’archivio tra cui disegni, bozzetti e libri che raccontano gli accadimenti di una città in grande cambiamento. Segnaliamo i bozzetti di Bernini per le statue di ponte Sant’Angelo e per l’Estasi di Santa Teresa (provenienti dall’Hermitage di San Pietroburgo).

Lungo il percorso troviamo Loth e le Figlie, un bel dipinto di Giacinto Brandi in prestito dal Museo del Barocco Romano di Ariccia che fa parte della collezione di una vecchia conoscenza di MyTemplArt, l’Avvocato Fabrizio Lemme.

La sezione conclusiva illustra l’altro lato del Seicento: quello dedicato al Paesaggio e al suo esordio nella pittura di genere. Troviamo Il sacrificio di Abramo (1599-1600) dove il paesaggio si apre verso l’orizzonte ed è coprotagonista nella scena insieme al sacrificio, collocato in alto.

Barocco a Roma non è una mostra che si esaurisce nelle quattro mura di un museo. E’ un evento che trova un dialogo con la città grazie al fitto calendario di eventi collaterali, per maggiori informazioni potete visitare il sito www.mostrabaroccoroma.it.

Ilaria Carvani

 

 

Barocco a Roma

Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla

Via del Corso, 320 – 00186 Roma

Lun h 15.00-20.00, mar- giov-dom h 10.00-20.00, ven-sab 10.00-21.30

la biglietteria chiude un’ora prima

 

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