Intervista alla coordinatrice del progetto Daniela Ventrelli e alla ricercatrice Florence Le Bars-Tosi


A Parigi si sta svolgendo una ricerca sulle bellezze archeologiche del Sud Italia. Si tratta del progetto Rubi Antiqua, coordinato dall’archeologa-ricercatrice Daniela Ventrelli a partire dai reperti originari del sito peucezio di Ruvo di Puglia. Sviluppato nella cornice del concorso Emergence(s) de la Ville de Paris vinto dalla studiosa barese nel ‘Rubi Antiqua’ è un progetto di ricerca franco-italiano, finanziato dalla Regione Puglia e dal Conseil Scientifique della Mairie de Paris che si propone di rinnovare l’interesse sull’archeologia e sul collezionismo dell’Ottocento tra Italia e Francia, attraverso l’osservatorio privilegiato del sito di Ruvo. Un’iniziativa organica volta ad analizzare il percorso dei reperti archeologici ruvestini a partire dalle collezioni incentrate sul patrimonio locale (fratelli Giovanni e Giulio Jatta a Palazzo Jatta, Caputi, Lagioia) e da altri reperti antichi di Ruvo che in parte hanno hanno arricchito il Reale Museo Borbonico di Napoli, seguendo fino in Francia il fenomeno delle esportazioni e della vendita all’asta che hanno alimentato prima le collezioni private (duc de Blacas, Edme Antoine Durand, Joseph Tôchon) e poi i musei pubblici. Un’analisi relativa a migliaia di reperti, comprendente il bilancio del decennio francese a Napoli, e i lavori svolti dall’Istituto di Corrispondenza Archeologica ai quali la Francia partecipò attivamente, per determinare il decisivo impatto sull’archeologia italiana dell’Ottocento. A trasmetterci l’anima del lavoro la stessa responsabile Daniela Ventrelli coadiuvata dalla ricercatrice Florence Le Bars-Tosi.

Daniela Ventrelli ©SaraRania

Daniela Ventrelli ©SaraRania

 

Sara Rania Da dove nasce il progetto Rubi Antiqua-Emergence(s)
Florence Le Bars-Tosi:
Il progetto prosegue ed amplifica il nucleo già sviluppato da Daniela Ventrelli nel 2012 per la borsa ‘Research in Paris 2011’. La versione ampliata ha vinto il concorso Emergence(s) nel 2013 e si svilupperà attraverso un’indagine approfondita e composita.

S.R. Come si articola il progetto?
F.L.B.T: Rinunciando all’approccio biografico che ha caratterizzato la bibliografia precedente, il progetto, parte dallo studio storico del sito archeologico, ritenuto il più pertinente all’analisi di un fenomeno globale, trans-disciplinare ed europeo, per elaborare una sintesi scientifica sull’archeologia ruvestina e del suo impatto sul collezionismo italo-francese. Il lavoro si articola lungo vari assi:
1 Lo studio di fonti archivistiche, spesso inedite (archivi privati Jatta e fondi d’archivi pubblici italiani e francesi), cominciato a gennaio 2015, che continuerà almeno fino all’inizio del 2016.
Si tratta di un’indagine che ci ha già portato, seguendo le tracce di vasi trovati nelle tombe del sottosuolo ruvese, a scoprire storie rocambolesche ai limiti della legalità, che ci permettono di ricostruire un variopinto quadro sociale dell’epoca.
2 La successiva fase consisterà nel rintracciare ed analizzare scientificamente i reperti restaurati provenienti da Ruvo e dispersi in tutta Europa, restituendo un’origine archeologica certa ad elementi spesso individuati solo genericamente.
3 I risultati dell’approfondimento arricchiranno la conoscenza della collezione Jatta e delle altre collezioni ruvestine permettendo di evidenziare le caratteristiche di un fenomeno collezionistico legato alla moda dell’epoca, all’amor patrio di alcuni protagonisti e al desiderio di esaltare le gloriose radici della Magna Grecia, ampliando poi il discorso attraverso la realizzazione di materiali e supporti volti ad informare la comunità scientifica e il grande pubblico.

S.R. Che forma avrà quest’accesso molteplice ai risultati?
D.V.: Le scoperte saranno raccolte in ©RubiAntiqua, un database digitale strutturato secondo un sistema di tre tavole dedicate rispettivamente ai materiali d’archivio, alle persone coinvolte (mercanti, collezionisti, rappresentanti della autorità pubbliche dell’epoca…) e alle opere stesse, che sarà accessibile all’interno della base AGORHA dell’INHA (Istituto Nazionale di Storia dell’Arte di Parigi). Le conclusioni relative allo studio saranno poi condivise con gli addetti ai lavori in pubblicazioni scientifiche e negli interventi di sintesi dei componenti dell’equipe che saranno presentati in occasione di un convegno organizzato dall’INHA. Un film documentario illustrerà le varie fasi della ricerca evidenziando l’importanza del sito di Ruvo nella storia dell’archeologia europea ed una mostra per il grande pubblico, ospitata da un importante museo parigino, s’interesserà al fenomeno delle collezioni archeologiche dell’Ottocento, attraverso l’esempio della famiglia Jatta e di altre importanti famiglie ruvesi, rendendo fruibili al grande pubblico alcuni reperti molto famosi e opere d’arte poco conosciute.

Florence Le Bars-Tosi ANHIMA ©SaraRania

Florence Le Bars-Tosi ©SaraRania

S.R. Da chi è formata l’équipe di Rubi Antiqua?
D.V.: Il progetto Rubi Antiqua è localizzato presso il dipartimento ANHIMA UMR 8210 (Anthropologie et Histoire des Mondes Antiques) e portato avanti da un’equipe italo-francese composta da membri provenienti dal CNRS (Centro Nazionale di Ricerca Scientifica), dall’École des Hautes Études en Sciences Sociales, dall’École Pratique des Hautes Études, dall’Université Paris 1-Panthéon Sorbonne e dall’Université Paris 7 Diderot. Si tratta di Néguine Mathieux, capo del Servizio di Storia del Louvre e docente all’Ecole du Louvre, incaricata dello studio della dispersione a Parigi delle opere provenienti da Ruvo, tramite le vendite all’asta e i mercanti, e del loro ingresso nelle collezioni pubbliche francesi; Florence Le Bars-Tosi, dottoranda in archeologia e storia dell’arte antica in co-tutela con l’Università di Parigi Ouest La Défense e Federico II di Napoli, responsabile delle ricerche in archivio sulle scoperte di vasi antichi nella regione di Ruvo durante il Decennio francese; Andrea Milanese, direttore degli Archivi storici del Museo Nazionale di Napoli, esperto di storia del collezionismo in Italia meridionale nel XIX° secolo e del mercato napoletano d’arte e d’antichità, punto di riferimento per la sua approfondita conoscenza dei principali fondi archivistici privati e pubblici di Napoli. Marie-Amélie Bernard, Dottoranda presso l’Università di Paris I-Panthéon Sorbonne e responsabile delle ricerche sulle questioni legate al ruolo del restauro nelle famiglie di collezionisti, sia a Ruvo che in Francia, riservando un posto di rilievo alla figura e all’attività di Aniello Sbani, restauratore prediletto dalla famiglia Jatta; Louise Detrez, allieva conservatrice presso l’INP (istituto Nazionale del Patrimonio) il cui lavoro metterà in luce l’interesse che i reperti antichi scoperti a Ruvo nel corso del XIX° secolo hanno suscitato sul mercato francese.

S.R. Chi sono i vostri partner scientifici ed istituzionali?
D.V: “Rubi Antiqua” è un progetto quadriennale elaborato in collaborazione con il programma di ricerca Louvre/INHA “Répertoire des ventes d’antiques à Paris au XIX siècle”, il Museo del Petit Palais, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico Nazionale di Ruvo di Puglia, l’INHA, il C2RMN (Centro di ricerca e di Restauro dei Musei di Francia), l’Università degli Studi di Bari e l’Università degli Studi di Milano. Si avvale del sostegno del comune di Parigi e della Regione Puglia, si basa su una fitta rete di scambi con musei ed università europee ed è tuttora alla ricerca di finanziamenti pubblici e privati.

 

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