Chiudete gli occhi per un momento ed immaginate di trovarvi nelle regioni artiche della Russia con il popolo Nenet mentre si sta preparando per un inverno a -40°C…

Oppure state raccogliendo cibo nella profondità della foresta Amazzonica in Brasile; oppure percorrete la savana dell’Africa centrale con leoni ed elefanti o state scalando un ghiacciaio isolato nelle sconfinate regioni del Nord Canadese.
Il fotografo Brasiliano Sebastiao Salgado trasforma queste fantasie in realtà. Viaggia in luoghi dove il classico turista non sognerebbe mai di avventurarsi. Il suo è un lavoro di un artista politicamente coinvolto, che si reca negli angoli più remoti del pianeta per documentare un mondo tuttora indifferente al confort moderno, dove domina uno stile di vita primitivo e la natura immacolata regna in tutta la sua regale bellezza.

Temperatures fall sharply the Nenets may spend days in the same place

Temperatures fall sharply the Nenets may spend days in the same place

Dal 19 settembre 2014 fino all’11 gennaio 2015, l’International Center of Photography di New York presenta Genesis, un progetto fotografico durato otto anni, in cui l’ormai settantenne Sebastiao Salgado mostra paesaggi, flora, fauna e popolazioni intoccate dall’urbanizzazione odierna. Il tutto rigorosamente in bianco e nero.
La mostra è divisa in cinque regioni geografiche: Santuari, Pianeta del Sud, Africa, Amazzonia, Pantanal e gli Spazi Nordici. E’ inoltre strutturato in modo da illustrare il grave problema del cambiamento climatico che avrà un impatto su ogni creatura vivente se nulla sarà fatto per fermarlo. Ciò che ha particolarmente spinto Salgado ad agire contro gli effetti disastrosi della deforestazione è stato vedere parte della sua madrepatria diventare una zona morta. Verso la fine degli anni Novanta, suo padre lasciò a lui ed a sua moglie la fattoria di famiglia in Brasile dove passò la maggior parte della sua infanzia e Salgado descrive questo luogo come un paradiso in terra con una vegetazione lussureggiante ed un’abbondante fauna selvaggia. Purtroppo, questo paese da fiaba è stato devastato davanti ai suoi occhi a causa delle azioni ed indifferenza dell’uomo. Di conseguenza, Salgado e sua moglie, hanno intrapreso l’ambizioso progetto di rimboschire questa terra piantando più di due milioni di alberi e reintroducendo numerose specie animali.

Sebastião Salgado, In the Upper Xingu region of Brazil, Mato Grosso state a group of Waura Indians fish in the Puilanga Lake near their village. Brazil. 2005.

Sebastião Salgado, In the Upper Xingu region of Brazil, Mato Grosso state, a group of Waura Indians fish in the Puilanga Lake near their village. Brazil. 2005

Una delle avventure più incredibili e pericolose documentata dalle sue fotografie si è svolta nel Nord della Siberia, una terra quasi sconosciuta dagli stessi Russi. Salgado è rimasto con la popolazione nomade dei Nenet che abita questa regione dal clima molto rigido. Ha documentato la loro vita quotidiana; le migrazioni, la caccia, la costruzione di tepee, la tessitura di vestiti con pellicce di lupo o di renna. L’artista, attraverso le sue fotografie, cattura la grandezza e la forza di sopravvivenza di questa popolazione nomade in un ambiente dove pochi esseri umani vi riescono. Durante l’autunno 2008, ha camminato e scalato per più di 500 miglia in Etiopia, dalla città di Lalibela fino al Parco Nazionale del Simien per fotografare paesaggi immensi, le tribù indigene che vi risiedono e le rare specie animali che sono state avvistate da pochissime persone. Quando intervistato nel 2009 dal New York Times, Salgado dichiarò che è stato fortunato ad essere riuscito a viaggiare come si faceva più di 3000 anni fa.

Questi sono solo alcuni esempi degli incredibili viaggi che Sebastiao Salgado ha intrapreso. L’artista è fermamente convinto che la spiritualità derivante dalla natura sia andata perduta e sostituita da un “facile da ottenere” stile di vita delle metropoli. Con le sue fotografie invita i visitatori a riflettere sull’immensa bellezza ancora presente nel nostro pianeta, sui modi per preservare quest’eredità straordinaria, presentando un mondo diverso da ciò che noi, creature urbane, conosciamo.

Questo articolo è disponibile anche in Inglese