Se vi aspettate bambini appesi o installazioni lesive della morale comune vi sbagliate di grosso. Nella mostra a cura di Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah e Marta Papin non c’è nulla di oltraggioso o intenzionalmente provocante.

Scoprirete bensì una mostra che poggia su una solida base scientifica, ricca di suggestioni e riferimenti al passato e al presente torinese. Il progetto parte dalla rassegna One Torino, ideata in parallelo alla scorsa edizione di Artissima. Ma se l’anno scorso si trattava di un piano di museo diffuso, quest’anno è stata svolta un’operazione inversa: gli oggetti e le opere provenienti da svariati musei e collezioni torinesi sono stati portati in un’unica sede: il centralissimo Palazzo Cavour. In mostra troviamo tuttavia anche lavori site specific e opere già presentate e riviste in per questa occasione. Una riflessione che prende le mosse dalla celebrazione della morte come rigenerazione e punto di partenza della creazione artistica. Un luogo dove il processo di anamnesi premorte avviene attraverso le immagini e la rete di associazioni mnemoniche in cui esse inducono lo spettatore. In questo teatro della memoria l’idea di esistenza viene annullata e si ritorna alla paura più recondita dell’essere umano sia quale sentimento di angoscia, che in qualità di principio creatore di miti e leggende.

Shit And Die_ph Zeno Zotti

Shit And Die, Installation View, ph Zeno Zotti

Il fil rouge dunque è il rapporto antinominico tra esistenza e perdita, tra distruzione e costruzione, tra conflitto e pacificazione. E dal conflitto nasce l’installazione che ci accoglie all’ingresso la quale consta di 400.000 dollari (veri!) in banconote che tappezzano l’androne e la scala d’accesso della mostra fino all’ingresso. The Hug di Eric Doeringer trae la sua origine da una controversia, poi risolta, con l’artista Hans Peter Feldmann al quale avrebbe copiato il lavoro, avendo quest’ultimo ricoperto una sala del Guggenheim con le banconote ricevute con il Premio Hugo Boss nel 2011.

La contessa di Castiglione (Virginia Verasis Oldoini 1837-1899) 1880 ca. Credit: Roger-Viollet/Alinari

La contessa di Castiglione (Virginia Verasis Oldoini 1837-1899) 1880 ca. Credit: Roger-Viollet/Alinari

La sezione Fetish è dedicata alla Contessa di Castiglioni (1887-1899), l’illustre Mata Hari ante litteram che fu amante di molti personaggi politici del suo tempo, la cui incapacità di accettare l’inevitabile detrimento della sua eccezionale bellezza fisica l’ha resa vittima di un’esistenza da defunta. In questa sala tutto, ritratti della contessa inclusi, è ricoperto da un telo trasparente. Nella sezione In event of Moon Disaster lo scheletro del Professor Giacomini (1840-1898), eminente anatomista torinese, sembra ricordare ai ritratti di personaggi famosi di ieri e di oggi, commissionati a vari artisti tra cui Carlo Vezzoli, Lara Favaretto ed Enzo Cucchi, che prima o poi tutte le cose umane finiscono, e il potere e la vanità sono fugaci quanto la vita. L’unica cosa che resta sono i racconti, che ci piaccia o no.
Non manca un tributo ad Aldo Mondino, l’ironico ed eclettico artista torinese amante dell’oriente ha invero un’unica sezione ad egli dedicata. I suoi Tappeti in eraclite occupano buona parte della parete e richiamano all’orientalismo mistico da cui l’artista era notevolmente affascinato, e la tematica non potrebbe essere più attuale.

Aldo Mondino, Tappeti stesi, 1985 Courtesy Archivio Aldo Mondino

Aldo Mondino, Tappeti stesi, 1985, Courtesy Archivio Aldo Mondino

L’ultima opera è una reiterazione del concetto di caducità della vita: il duo artistico francese composto da Florian Pugnaire e David Raffini espone un’automobile vittima di un incidente che non finisce mai di manifestare propri effetti: un braccio meccanico in piombo comprime l’autovettura di un centimetro al giorno tramite un dispositivo a pompa idraulica. Il titolo non c’è, forse arriverà a processo finito; a fianco, i 39 metronomi del lavoro Work n. 112, Thirty nine metronomes beating time, one at every speed, (1995) di  Martin Creed, intensificano la sensazione dell’ineluttabilità del passare del tempo.

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