Gareth Fletcher, docente di Mercato dell’Arte presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra parla di mercato, preoccupazioni e sfide per futuro.

Francesca Marcaccio Hitzeman: Attualmente insegni Mercato dell’arte al Sotheby’s Institute of Art di Londra. Come è iniziata la tua collaborazione con Sotheby’s?

Gareth Fletcher: Prima del 2011 ho lavorato nel settore culturale londinese, ricoprendo diversi ruoli sia nel pubblico che nel privato. Nel 2011 ho deciso di fare un master in Business dell’Arte presso Sotheby’s. Dopo essermi laureato, mentre lavoravo per un mercante d’arte, Sotheby’s mi ha chiesto di collaborare come docente per il programma estivo che comprende anche il master di Art Business.

FMH: Continua la preoccupazione per il futuro dell’economia e per la possibilità di una forte recessione. Ciò nonostante, molto denaro è investito nel mercato dell’arte, dimostrando la presenza di grandi liquidità. Qual è la tua lettura di questo fenomeno?

GF: Penso che sia giusto affermare che le condizioni dell’economia globale sono diventate sempre di più insostenibili, come evidenziato anche dall’abbandono della città di Londra da parte di molte comunità artistiche. Questo decentramento porterà a rafforzare senz’altro le iniziative regionali con la speranza di iniziare a ricalibrare i discorsi critici che ruotano intorno alla qualità di radicamento delle gerarchie del sistema del’arte. I media in modo molto dinamico riciclano comunicati stampa sul mercato dell’arte promuovendo l’idea di un certo afflusso di benessere nel settore, ma forse sarebbe più educativo contestualizzare i dati, considerando la grandezza e la natura di tali investimenti. Sebbene queste siano somme che fanno venire le lacrime agli occhi, la media giornaliera del valore di scambio del NYSE (New York Stock Exchange) è più del doppio del valore delle vendite annue di oggetti d’arte e di antiquariato insieme, e le cifre non sono proprio chiare.

Credits Sothebys Institute of Art, London

Credits Sotheby’s Institute of Art, Londra

FMH: Quale è, secondo la tua opinione, il fine sociale dell’arte, sempre che ne abbia uno?

GF: L’arte è un “apparato” attraverso il quale possiamo pensare di interpretare criticamente persone e luoghi, attraverso quelle sensazioni che pretendono la nostra piena attenzione nel corso della vita. E’ un punto di partenza e una cornice di riferimento, una sofisticata fine verso se stessa.

FMH: Come pensi siano cambiate le dinamiche del mercato nel corso negli anni? Secondo la tua opinione quando c’è stato un momento di svolta?

GF: A mio avviso internet ha avuto un profondo impatto sul tessuto e sull’evoluzione del mercato dell’arte in modi diversi. Non so di preciso quando questo sia iniziato ma da una prospettiva finanziaria posso dire che la relativa accessibilità delle informazioni ed una maggiore affidabilità delle transazioni di mercato hanno certamente rimodellato il comportamento del consumatore.

FHM: L’arte sembra essere diventata drasticamente  più costosa. Ritieni che abbia anche acquistato anche più valore rispetto al passato?

GF: Questa è, a mio avviso, una domanda molto importante e dipende dalla tua definizione di arte. Le blue chip dell’arte moderna e contemporanea sono instancabili scalatrici di una traiettoria di prezzi che aumenta quotidianamente e, ovviamente, questo è meccanismo di marketing auto rinforzante. I risultati delle aste raramente rispondono alle domande significative della stampa; a mio avviso quello che accade è che gli artisti con un forte brand commerciale spesso rafforzano la loro posizione sul mercato grazie alla sproporzionata attenzione che gli viene concessa dai media. Allontanandoci da questo sentiero per un attimo, o dalle aste, troveremo molti settori ‘sottovalutati’ che quasi elemosinano per due minuti di visibilità.

È possibile acquistare un super-laccato paesaggio pastorale del diciannovesimo secolo per la stessa cifra di un abbonamento settimanale zona 1-6.

Il concetto di valore è, di nuovo, abbastanza delicato, proprio perché il termine è applicato soggettivamente attraverso le inflessioni sociali dell’economia, della cultura, della geografia, ecc.

Credits Sothebys Institute of Art

Credits Sotheby’s Institute of Art

FM: Quando si  parla del sistema dell’arte nel passato lo si fa sempre con toni molto nostalgici. Qual è l’elemento di continuità che lega passato e presente nel mercato dell’arte?

GF: Direi che continua ad essere, in generale, relativamente non regolato; i partecipanti continuano a celebrare le virtù di lavorare con oggetti unici; il consiglio dello specialista è altamente richiesto e anche la salvaguardia di pochi oggetti selezionati e, se non altro, il mercato dell’arte continua a funzionare in un particolare contesto sociale.

FM: Le offerte d’asta provengono sempre di più da tutte le parti del mondo. Cosa ci puoi dire a questo proposito? Credi che la globalizzazione abbia avuto qualche effetto in tal senso?

GF: E’ chiaro che la vicinanza fisica alla casa d’asta sta diventando meno importante per quel riguarda il processo delle offerte. Le aste su internet sono un vero e proprio strumento di anonimato, che permette di aumentare la sicurezza dei partecipanti: ad ogni modo, sembra avere dei limiti se si considera il valore iniziale delle offerte condotte attraverso intermediari online. In generale, i lotti con il valore più alto tendono ad attrarre offerte telefoniche o nella casa d’asta stessa e spesso hanno la priorità rispetto a quelle online. Ci sono molte case d’asta che non accettano offerte online, ma in ogni caso questo numero sta scendendo e penso che anche le aziende più piccole stiano capendo il chiaro impatto che il canale di distribuzione online sta avendo sui risultati di vendita. Sebbene i report sulle condizioni delle aste producano importanti informazioni ai potenziali offerenti internazionali, ritengo che l’esperienza legata al vedere e toccare un oggetto d’arte dal vivo sia il migliore modo di mitigare i potenziali rischi associati all’acquisto.

FM: Gli investimenti speculativi di opere d’arte ne hanno alterato il valore? In che modo?

GF: Forse l’unico modo di essere certi che l’acquirente stia speculando sul potenziale investimento di un oggetto d’arte è di calibrare la differenza tra il prezzo di acquisizione  e il prezzo di vendita nella durata di tempo in cui è stata in suo possesso.

Nonostante ciò, tale periodo può risultare problematico da stabilire e anche soggettivo poiché implica che l’acquirente abbia acquistato l’opera con un certo distacco avendo già chiaro in mente un preciso canale di distribuzione per il futuro. Una delle chiavi di inefficienza nel mercato dell’arte è la liquidità, e in un certo senso se l’acquirente ha una specifica modalità di vincere questa incertezza, beh allora meglio per lui!.

I partecipanti più sofisticati tendono ad utilizzare i loro networks e l’esperienza per sfruttare l’asimmetria delle informazioni di mercato e forse questo crea il presupposto che siano in una posizione di vantaggio per un potenziale investimento nelle opere d’arte.

Ma il mercato dell’arte è naturalmente estroso e stravagante e particolarmente sensibile alle mode auto dettate, cosi sarà meglio che il creatore dell’opera resti in cima alla classifica per una settimana altrimenti gli sarà inflitta una dura lezione.

FMH: Quale pensi sia la direzione e il futuro dell’arte?

GF: Spero che la produzione creativa continui ad interrogarsi, a sfidare e a fornire esperienze soddisfacenti  a tutti coloro che in modo genuino cercano un contatto con l’arte e i suoi vari spunti di riflessione. Alcune opere trovano quasi spontaneamente un modo di entrare nel grande apparato del mercato dell’arte e altre no; penso che sia importante per gli artisti riconoscere la funzione del mercato e continuare così ad esplorare idee e narrazioni che possano espandere la loro personale pratica artistica.

FHM: Hai una storia preferita su un’opera d’arte che ha in qualche modo influenzato  la tua personale visione del mondo dell’arte?

GF: Sì, credo che le circostanze intorno la creazione, il possesso e il trasporto dell’opera di Banksy dal titolo Slave Labour (dedicata al lavoro minorile) disattenda certe tendenze opportunistiche di alcuni partecipanti del mondo dell’arte. Ma, come comunemente affermato da coloro che operano nel mercato ‘senza conflitto non c’è interesse’!

Francesca Marcaccio Hitzeman

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