Lisson Gallery inaugura il rapporto di rappresentanza con l’artista Susan Hiller, impegnando entrambe le due sedi espositive di Bell Street nel dare una visione complessiva dei suoi 40 anni di attività artistica. Con straordinaria ricchezza e complessità, la mostra getta una nuova luce sulle prime opere di Hiller, dai lavori iconici a quelli più recenti.

In tutta la sua opera, Susan Hiller conduce una rigorosa ricerca della tensione tra i sistemi convenzionali del sapere e i fenomeni dell’inconscio e del soprannaturale. La sua pratica multimediale adotta i modi del collezionare, dell’archivio e dell’analisi, sfidando sullo stesso terreno fino a che punto approcci conoscitivi razionalistici sono in grado di stabilire un significato e dove si mostrano limitati. Muovendosi tra i concetti di subconscio, auratico, automatismo, occulto, soprannaturale e visionario, le opere in mostra irradiano un’inafferrabile fantasmatica presenza che si insinua tra le leggi razionali con cui convenzionalmente il mondo viene inteso. A più riprese Hiller invita i visitatori a pensare a questa misteriosa dimensione come ciò che rende realtà e conoscenza più affascinanti.

Susan Hiller, Wild Talents 1997, at Lisson Gallery photograph by the author

Susan Hiller, Wild Talents 1997, at Lisson Gallery photograph by the author

In Wild Talents (1997), una voce recita:

“Mio caro, il mondo è così indicibilmente noioso
Non c’è telepatia, fantasmi, dischi volanti – non possono esistere
Il mondo è regolato da ferree leggi, insopportabilmente noiose
Tali leggi sono immutabili
Non sperare in dischi volanti, sarebbe troppo interessante
Non c’è nessun Triangolo delle Bermuda
C’è il triangolo ABC che è uguale al triangolo ABC
Non senti il terribile tedio di una tale affermazione?
Nel Medio Evo la vita era interessante
Ogni casa aveva il suo folletto, ogni chiesa aveva Dio
La gente era giovane.”
[tda]

Esaminando diverse manifestazioni culturali dell’attribuzione di poteri soprannaturali ai bambini, la video installazione raccoglie episodi fantastici tratti da film horror, mentre, su un diverso registro, stralci da documentari affrontano autentiche visioni religiose.

Il tema delle presenze spettrali continua nei lavori fotografici, tra cui Photomat Series del 1972-73 – un sorprendente precursore del fenomeno dell’utilizzo dei “selfie” oggi. In una cabina per fototessere, l’artista gioca con l’immagine di sé, presenza e assenza, e interviene sulle stampe con pennarelli colorati. Riesce così a mostrare quella dimensione di inconscio e sogno che, anche se parte integrante dell’identità di sé, le fototessere – comunemente usate proprio come documento d’identità – inevitabilmente mancano di catturare.

 

 

Susan Hiller, Untitled 1973, Photo booth images, 30 x 21 cm © Susan Hiller; Courtesy Lisson Gallery. Photograph: Jack Hems

Susan Hiller, Untitled 1973, Photo booth images, 30 x 21 cm © Susan Hiller; Courtesy Lisson Gallery. Photograph: Jack Hems

 

Belshazzar’s Feast (1983) e Resounding (Infrared) (2013) riportano, da giornali e altre risorse ritenute oggettive, le testimonianze di persone che hanno fatto esperienza di fenomeni inspiegabili e paranormali. Le due opere interrogano il rapporto tra eventi reali ed eventi immaginati. Entrambe operano per giustapposizione di voci narranti ed immagini video, quelle di fuochi fiammeggianti, nel primo caso, e quelle di onde e frequenze, nel secondo. Queste immagini, amorfe e sfavillanti, si offrono come espediente stuzzicando la propensione dell’osservatore a identificare in esse delle forme, fungendo così da supporto all’immaginazione creativa, resa ulteriormente suscettibile dalle narrazioni di misteriose apparizioni.

Infine, centrale nella mostra è la pratica di Hiller di collezionare cartoline di paesaggi costieri col mare in tempesta, intrapresa fin dagli anni 70 e presente in mostra nei recenti lavori On the Edge e Rough Dawns (2015). Disponendo metodicamente in una griglia le cartoline, l’artista analizza dal punto di vista linguistico e visivo le informazione che esse contengono: luogo, didascalia, formato, etc. Ciò nonostante il fascino misterioso che le immagini esercitano elude i metodi dell’analisi: nelle infinite ripetizioni e variazioni sul tema, una nozione di sublime trapela tra le strutture rigorose dell’archivio. Il vano tentativo di quantificare offre l’evidenza di uno spazio per l’inconscio e di un potenziale alla rêverie che permea i sistemi di classificazione e conoscenza, così come le ordinarie cose ed esperienze.

 

Maria Teresa Ortoleva

 

La mostra “Susan Hiller” è aperta fino al 9 Gennaio 2016, da Lisson Gallery, 27 e 52 Bell Street, Londra NW1 5DA.

Cover image: Susan Hiller, On the Edge 2015, Rough Sea postcards, map, 482 views of 219 locations, mounted on 15 panels 77.5 x 107.3cm each © Susan Hiller; Courtesy Lisson Gallery

Link: http://www.lissongallery.com/exhibitions/susan-hiller

 

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