Milano celebra “Adolfo Wildt (1868-1931). L’Ultimo simbolista” e gli dedica un’importante mostra alla GAM, in aggiunta ad un percorso tematico alla scoperta delle testimonianze lasciate in città dallo scultore milanese.

La grande originalità, le superfici estremamente levigate, le deformazioni plastiche spinte all’estremo, la scelta insolita dei soggetti non sono passati inosservati ai contemporanei di Adolfo Wildt, di volta in volta incuriositi, ammaliati, irritati.

Dopo un periodo di oblio, è stato riscoperto negli ultimi decenni ed è ora considerato uno dei più importanti scultori del Novecento. La sua città di origine, Milano, gli dedica finalmente una mostra monografica, visitabile fino al 24 febbraio al piano terra della Villa Reale, che vanta la collaborazione dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi e il supporto di UBS Banca.

Wildt, Vergine, Brera

Adolfo Wildt, Vergine, Courtesy the museum

Suddivisa in sei sezioni, sono esposti gli oggetti più significativi della sua produzione fino alle opere tarde, cinquantacinque sculture di gesso, marmo, bronzo e dieci disegni, che delineano la sua ossessione per la ricerca e sperimentazione della materia, ravvisabile nelle repliche dello stesso soggetto, nella tensione verso la perfezione.

In mostra anche sette opere a confronto: oltre alla Vestale di Antonio Canova, tre opere di Fausto Melotti e una di Lucio Fontana, che furono allievi di Wildt alla Scuola del Marmo da lui fondata nel 1922, annessa all’Accademia di Brera l’anno successivo.

Il progetto si avvale di alcuni  importanti prestiti provenienti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia,  dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, dai Musei Civici di San Domenico di Forlì, dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano e di numerosi prestiti da parte di collezionisti privati italiani.

L’esposizione si inserisce in un percorso volto alla valorizzazione dei nuclei più significativi della collezione GAM. La prima tappa del progetto ha visto come protagonista Medardo Rosso: in primo luogo era stata armonizzata la sezione del museo a lui dedicata e successivamente, nel febbraio 2015, organizzata una notevole mostra monografica, che, grazie a un’accurata selezione dei prestiti, ha esplorato la carriera scultorea e fotografica dell’artista.

 

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“Don’t shoot the painter”. Opere dalla collezione UBS, a cura di Francesco Bonami

 

 

Nel 2013 GAM ha attivato un programma di partnership con UBS per la valorizzazione delle collezioni del museo, ma non solo.

La GAM ha infatti ospitato per due volte opere della collezione UBS, nelle mostre “Year After Year” del 2014 e “Don’t shoot the painter” nel 2015, entrambe a cura di Francesco Bonami.

La prima si concentrava sull’origine del gesto, raccontando la produzione su carta realizzata da grandi artisti presenti nella collezione UBS, considerata una delle più ampie e apprezzate al mondo, con ben 35 mila opere di arte contemporanea.  La mostra includeva tra gli altri  Frank Auerbach, Charles Avery, Georg Baselitz, John Currin, Lucian Freud, Robert Gober, Jenny Holzer, Martin Kippenberger, Roy Lichtenstein, Robert Longo, Sigmar Polke, Ed Ruscha, Jim Shaw, Cy Twombly.

“Don’t shoot the painter” riconosceva invece il ruolo conciliatore della pittura, linguaggio universalmente riconosciuto nell’arte,  dagli anni ’60 ai giorni nostri, esponendo tra gli artisti John Baldessari, Jean-Michel Basquiat, Max Bill, Sandro Chia, Gilbert & George, Andreas Gursky, Damien Hirst, Bhardi Kher, Gerhard Richter, Thomas Struth.

La GAM per statuto ha raccolto la sua collezione tramite lasciti e donazioni multiformi, con stratificazioni difficili da ricostruire, conservare e soprattutto valorizzare. La collezione  comprende opere della donazione Carlo Grassi – l’Ottocento italiano (Fattori, De Nittis, Boldini, gli Scapigliati), il post-impressionismo (Manet, Van Gogh, Cézanne), il futurismo (Boccioni, Balla) e gli anni tra le due guerre (Morandi, De Pisis, Tosi, Semeghini) – e della collezione Vismara (Modigliani, Marino Marini, Picasso, Dufy e Renoir).  Con il ricco programma di mostre degli ultimi due anni e quest’ultima di Wildt si conferma la positiva direzione di rinascita del museo, gioiello dell’architettura neoclassica milanese.

Alessandra Ghinato

 

Link: http://www.gam-milano.com/it/home

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