“Forma: formare giovani teste, formare vite, formare arte, formare legni, ferri, pietre, case, tavoli, librerie, grate per le finestre proprie, cancelletti e sculture in ferro battuto, far nascere figure da tele e colori. Bene: questo è quello che ho sempre fatto…”.

Così uno dei maggiori pensatori e filosofi del Novecento definiva la sua vita e la sua ricerca: Dino Formaggio (1914-2008), critico d’arte ed artista, capace di instaurare profondi legami con i maggiori artisti della sua epoca, in un scambio continuo dove le opere a lui donate dai pittori e dagli scultori in seguito diventati amici per la vita, sono ora il nucleo di un museo d’arte contemporanea sorto nello storico Palazzetto dei Vicari di  Teolo. Un centro vivo e pulsante che vuole essere in costante dialogo con la cittadina, gli artigiani ed il territorio dei Colli Euganei.

Intervista a Daniele Formaggio, figlio di Dino e garante del museo, e al direttore artistico Sergio Giorato, per raccontarci la genesi, la crescita e le prospettive future del MAC.

Selena Maran: Come nasce l’idea di un museo dedicato a Dino Formaggio?

Daniele Formaggio: L’idea del museo nasce da papà. Dino Formaggio si trasferisce da Milano a Teolo nel 1966 e viene accolto dalla popolazione di questo comune con molta cordialità, instaurando fin da subito un profondo rapporto con artigiani locali del ferro e del legno. Per tutta la sua vita è sempre stato attratto e curioso delle arti delle mani, da lui considerate veicolo di trasmissione del pensiero e di costruzione dell’opera ed in seguito lui stesso si è dedicato all’arte del ferro, legno e pietra. Quando nel 1990 si trasferisce a Illasi, ispirandosi ai piccoli musei provenzali conosciuti durante la sua esperienza in Francia, decide di donare una cospicua collezione di opere al comune di Teolo per la costituzione di un museo di arte contemporanea come ringraziamento alla popolazione, donando negli anni più di 190 opere tra pittura, scultura e incisione. Successivamente il comune ha deciso di dedicarlo proprio a Dino Formaggio in quanto fondatore del progetto.

S.M: Il 27 giugno 2015 c’è stata una nuova riapertura del MAC. Quali sono le novità e come si è sviluppato in questi anni rispetto alla prima inaugurazione nel 1993?

D.F: La prima novità è che si conia il marchio MAC (Museo d’Arte Contemporanea) Dino Formaggio. La riapertura inoltre si caratterizza per la riorganizzazione interna degli spazi e dell’esposizione: dato il gran numero di opere presenti, abbiamo scelto di proporre ogni anno un nuovo allestimento che a rotazione presenterà la collezione di Dino Formaggio, creando così anche aspettativa ed attrattiva verso il turismo culturale che si reca nel museo.

Sergio Giorato: L’impostazione vuole però rimanere la stessa, ovvero rispettare lo spirito collezionisitico di un filosofo che sulla base di amicizie e frequentazioni, raccoglie opere di amici artisti e le dona al comune di Teolo per fondare un istituto culturale d’arte contemporanea. Rispetto al 1993, negli anni la collezione è cresciuta e vista l’impossibilità di proporla per intero negli spazi a nostra disposizione si è scelto di mostrare periodicamente le opere a rotazione.

D.F: Un’altra novità è il progetto “Un’opera per Dino”, nel quale artisti che non hanno conosciuto direttamente papà concedono in prestito temporaneo una loro opera, permettendo di creare un dialogo ideale e continuando a mantenere vivo il percorso museale. Luciano Zarotti è il primo e sarà in esposizione da settembre a novembre 2015.

 

Dino Formaggio nello studio di Aligi Sassu a Milano, marzo 1993. Courtesy of MAC.             english: Dino Formaggio in the atelier of Aligi Sassu in Milan, March 1993. Courtesy of MAC

Dino Formaggio nello studio di Aligi Sassu a Milano, marzo 1993. Courtesy of MAC.

S.M: Qual è l’entità del fondo di opere conservate nel museo?

D.F: È un museo di arte contemporanea che nasce con le grandi relazioni ed amicizie che Dino aveva creato con artisti importanti dell’epoca, ed il percorso espositivo proposto procede per segmenti e segue le fasi della vita di papà.

S.G: Come ha detto Daniele, dal dato biografico del filosofo si procede con il percorso espositivo dividendolo in tre momenti: il periodo milanese e il periodo veneto, scisso a sua volta in due nella fase di Teolo e l’ultimo a Illasi, a Verona. Non si segue quindi una tendenza o una scuola di riferimento, ma si vuole dare importanza alla vita di Dino tramite le opere esposte.

D.F: Si inizia con una sezione iniziale dedicata alle incisioni di artisti come Otto Pankok, Sergio Tarquinio e molti altri assieme all’importante donazione Tito Gasparini, uno dei primi artisti che Dino Formaggio conobbe, introducendolo e promuovendolo nel mondo dell’arte, e le cui opere sono state il suo primo nucleo collezionistico. Si prosegue nella sala al piano superiore con il periodo milanese, forse quello più prezioso dove troviamo Tomea, Birolli e Aligi Sassu, accostati ad opere del periodo veneto, quello più lungo e ricco in termini numerici. Attualmente sono esposte 85 opere, ma la collezione è costituita da circa 200 opere.

S.M: La rivista MyTemplArt Magazine è particolarmente focalizzata sul tema della conservazione digitale  delle informazioni e sulla valorizzazione delle collezioni attraverso nuove tecnologie. Come si colloca il MAC rispetto a queste tematiche?

D.F: Con la riapertura, c’è stato un grosso lavoro in questa direzione, grazie anche ad un gruppo principalmente composto da volontari. Abbiamo in parte già digitalizzato alcune delle opere, visibili sul nostro sito web, e stiamo digitalizzando anche la critica di Dino, tutto il catalogo delle opere presenti nella collezione e le schede degli artisti, in modo tale da avere un sito aggiornato e più completo entro la fine dell’anno. Da questo punto di vista le tecnologie ci stanno danno una mano al grosso lavoro che stiamo conducendo.

Tutto ciò che riguarda l’archivio degli scritti di papà come interlocuzioni con artisti, corrispondenze e molto altro, è invece in fase di digitalizzazione da parte dell’Università di Milano, che cura la parte del lavoro di Dino filosofo e critico d’arte.

Dino Formaggio e la sua opera “Don Chisciotte” 1991. Courtesy of MAC.            english: Dino Formaggio and his work “Don Chisciotte” 1991. Courtesy of MAC.

Dino Formaggio e la sua opera “Don Chisciotte” 1991. Courtesy of MAC.

S.M: Un museo a entrata libera con opere esposte a rotazione e immerso nei Colli Euganei. Com’è stato recepito dai visitatori e dagli abitanti di Teolo? Che dialogo si è stabilito col territorio?

D.F: Con questa nuova riapertura stiamo ottenendo un discreto riscontro di partecipazione, rispetto al passato abbiamo decuplicato le presenze. Per il momento riusciamo a mantenere la gratuità del MAC, mentre da parte della cittadinanza auspichiamo un maggior riscontro, stabilendo un dialogo più profondo come Dino Formaggio sperava di ottenere donando le opere alla comunità.

Se concepiamo il territorio dei Colli Euganei come un mosaico ed il MAC ne è un tassello, esso potrebbe diventare uno degli elementi che caratterizza l’attrazione turistica e culturale del nostro territorio, creando una sinergia con altri poli attrattivi dei Colli come l’Abbazia di Praglia, Villa dei Vescovi.., una possibilità che consentirebbe di virare l’economia stessa ed è questo quello che noi stiamo cercando di attuare.

S.G: Il museo vorrebbe quindi essere un’opportunità per il territorio, collegarsi con l’economia turistica e in questo senso al lancio e al mantenimento di essa nel centro storico di Teolo e dei Colli Euganei.

S.M: Quali sono i progetti futuri del MAC?

D.F: Sto puntando a costituire una fondazione per la gestione delle aperture e della programmazione del MAC in accordo con il sindaco di Teolo e l’amministrazione, i quali si sono incaricati di mantenere la gestione dell’immobile intesa come manutenzione e utenze. Altri progetti che ancora sono in embrione, sono ad esempio l’organizzazione di cene all’interno del museo con artisti e filosofi, collaborando con i ristoratori del nostro comune per valorizzare così i prodotti del nostro territorio e per la raccolta di fondi per il museo stesso.

S.G: Tramite il MAC vogliamo creare un vero e proprio centro culturale, continuando un dialogo con il territorio. Inoltre stiamo pubblicando anche gli atti delle conferenze realizzate nel 2014 in occasione del centenario dalla nascita di Dino, avvenute in collaborazione con l’Università di Padova, sulla figura, sul ruolo e sul contributo di Dino Formaggio filosofo dell’arte nel panorama dell’estetica contemporanea italiana.

D.F: I musei vanno resi vivi: vivi vuol dire che la gente ci deve entrare non solo per vedere le opere, ma anche per altre attività, posti in cui relazionarsi, confrontarsi e parlare di arte, cultura e filosofia, qualcosa che si è perso negli ultimi anni e che vorremo invece continuare a fare.

Proprio come faceva papà.

 

Selena Maran

 

Link: http://www.museodinoformaggio.it/it/

Aperture: venerdì dalle 15.00 alle 19.00; sabato e domenica 10.00-13.00 e 15.00-19.00. Entrata libera.

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