Oggi vi proponiamo un resoconto del nostro incontro con Marco Scotti, uno dei due curatori del MoRE, Museum of REfused and unrealised art projects, un museo archivio virtuale che raccoglie progetti artistici che, per svariate ragioni, non sono mai giunti a realizzazione.

Il MoRE nasce nel 2012 su progetto di Marco Scotti ed Elisabetta Modena, due curatori e studiosi dell’Università di Parma che, a partire da un percorso di ricerca, hanno avuto l’idea di costituire una collezione composta da opere d’arte che non sono arrivate a compimento per ragioni logistiche, tecniche, economiche e ideologiche. La raccolta è rappresentata da donazioni di 37 artisti di fama interazionale, viventi ma non solo, e da un primo nucleo iniziale di 3 opere, consta oggi di 68 progetti archiviati. Il sito conserva e valorizza i documenti relativi a quei progetti che senza un’adeguata conservazione rischierebbero di perdersi nella memoria, con l’obiettivo di restituire loro il fine ultimo: la fruizione.“Tuttavia far parte del MoRE non implica che se un giorno dovessero verificarsi le condizioni di realizzazione ciò non possa avvenire”, ci tiene a precisare Marco Scotti, l’artista rimane il proprietario del proprio lavoro e può in ogni momento decidere del suo destino.

Valerio Berruti - Rotonda di Verduno (2009)

Valerio Berruti – Rotonda di Verduno (2009)

Chiediamo a Scotti come siano riusciti a trovare i progetti all’interno di MoRE e come gli artisti abbiano risposto alla proposta di pubblicazione. “I primi lavori sono stati individuati durante le nostre ricerche universitarie, successivamente abbiamo ricevuto moltissime offerte e abbiamo dovuto compiere una cernita”. Constatiamo così come quello che nell’immaginario comune potrebbe essere considerato un insuccesso nella carriera di un artista, si dimostra invece un’altra grande opportunità di divulgazione del proprio lavoro.
Navigare il sito è un’esperienza estremamente interessante ma anche dilettevole. Soddisfa il bisogno di conoscenza e stimola la naturale curiosità nei confronti delle vicende umane che si celano dietro a un progetto, quelle che rimangono spesso in secondo piano ma che risultano sostanziali al verificarsi dell’evento. Ogni progetto è corredato della relativa documentazione ed è supportato da un testo descrittivo, e l’elemento di assoluta novità è dato dall’attribuzione di significato all’assenza quale fattore di attrazione. La consultazione dei materiali in archivio apre una serie di riflessioni sui procedimenti esecutivi dell’arte contemporanea, spostando l’attenzione dal risultato finale alle dinamiche di processo che portano al compimento o all’eventuale fallimento di un’opera d’arte.

ERWIN WURM - ST. PANCRAS TRUCK (2012)

Erwin Wurm – St. Pancras Truck (2012)

Come si diceva, alcuni prevedibili motivi sono legati a questioni economiche o logistiche, altre volte si tratta di progetti scartati in favore di altri in ambito di gare o premi. Meteorite al contrario di Davide Bertocchi ad esempio, prevede il lancio nello spazio di una pietra di medie dimensioni,facendo compiere il percorso inverso rispetto al meteorite, appunto. Studi successivi hanno stabilito che un’operazione di questo tipo avrebbe costi tecnici e ingegneristici troppo elevati. Tra le motivazioni ne troviamo una anche che si basa, per così dire, su un paradosso di irrealizzabilità: si tratta della serie categorizzata sotto la denominazione Theoretical exercise, i cui presupposti utopici o le basi teoriche e concettuali rendono i lavori aprioristicamente e consapevolmente non concretizzabili.
Come si sostiene il MoRE? “Il progetto si è potuto realizzare grazie al sostegno del CAPAS dell’Università degli Studi di Parma che ha permesso l’utilizzo della piattaforma D-space, deposito istituzionale dell’archivio” Nei progetti futuri di MoRe, oltre all’ampliamento della collezione e all’auspicabile realizzazione di una mostra, c’è la partecipazione con un talk a Mia Fair 2015.

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